Daisypath Happy Birthday tickers

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Daisypath - Happy Birthday

venerdì 27 giugno 2014

Kamishibai per le maestre

Avevo conosciuto il Kamishibai grazie al web, qualche anno fa. Poi, nel corso di quest'anno, tante belle iniziative, promosse all'interno del progetto Creativicittà, ne hanno rilanciato nella mia città la tradizione, valorizzandolo come strumento didattico e di intrattenimento per grandi e piccini. Due settimane fa ho seguito il workshop di creazione albi illustrati per Kamishibai a cura di Petra Probst, illustratrice di libri per bambini, che ci ha insegnato a giocare con il colore su grandi fogli e a realizzare successivamente le tavole attraverso la tecnica del collage: un modo bellissimo, ho pensato, per riutilizzare tutti i disegni e i dipinti dei bambini che non trovano posto sulle pareti di casa. 
I giorni a casa con le bimbe malate hanno fatto il resto: improvvisamente abbiamo deciso che quest'anno, per la conclusione del percorso al nido di Diletta, il nostro regalo per le educatrici che ci hanno raccontato storie, hanno realizzato teatrini, ci hanno insegnato tanto e con tanto amore, sarebbe stato un Kamishibai "fai da noi" con il racconto di questi anni.




Ho realizzato il teatrino con quello che avevo in casa, cornici Ikea unite con un distanziatore di compensato (ricavato da pezzi di risulta avanzati dalla mia cucina dopo il montaggio del frigorifero nuovo), cerniere per realizzare le ante/sipario richiudibili. 







Abbiamo ritagliato i soggetti delle schede dai nostri giochi di colore di questi giorni mentre dal mio cuore e dai racconti di Diletta nasceva la storia in rima di questi anni.





Abbiamo raccontato la storia il pomeriggio della festa conclusiva del nido e ci sono stati tanti sorrisi e tante lacrime di commozione. Le stesse che affioravano stamattina ai miei occhi, mentre la mia bimba piccina ripeteva la nostra filastrocca fingendo di leggerla sul suo "libro delle fantasie" e saltellava poi davanti a me, avviandosi l'ultima volta verso l'asilo, con tutta la gioia e l'inconsapevolezza festosa dei suoi tre anni... 



sabato 21 giugno 2014

La gioia dell'imprevisto

È bella, la notte. La città si rilassa, pian piano tutto tace e si svegliano i profumi. Quello della terra umida di riso, quello del basilico e delle piante di pomodoro che oggi ci hanno regalato i primi frutti, quello della lavanda in boccio intrecciata al ribes, di cui oggi abbiamo colto gli ultimi frutti. 







Amo il mio balcone, le cene semplici con il mio pane appena sfornato e la nostra insalata, amo la notte e i suoi profumi, che per un po' diventano anche miei, amo i tigli del parco vicino che di notte arrivano fino a me. 



Amo il silenzio della notte, quando rivivono intorno a me le scene del giorno, nelle tracce dimenticate: i cuscini sul pavimento che erano casette, il picnic allestito, i puzzle che sono troppo belli per essere distrutti subito. Allora, guardandomi intorno e indietro, guardandomi dentro, mi sento felice e grata, anche se non tutto è andato come previsto, proprio perché non tutto è andato come previsto. 

Le bimbe sono state malate, la settimana scorsa, sono saltati molti programmi: i piumoni giacciono ancora sulla sedia della camera da letto in attesa di essere lavati e ritirati. Il bucato si è accumulato nel bagno di servizio e -ahimè- sui letti. Ma abbiamo costruito marionette a sei mani e messo in scena "Cappuccetto rosso", 



abbiamo giocato con  i colori e scritto e illustrato fiabe, 







ne abbiamo lette e ascoltate molte e ho goduto di momenti teneri sola con Letizia, 

"Ho scoperto che stare a casa è bellissimo perché stare con la mamma è bellissimo"

abbiamo piantato semi e ballato la taranta salentina con tamburelli e percussioni, abbiamo scritto canzoni

"E' stato quando abbiamo piantato cetrioli e aneto ma ho ancora due cose da raccontare tipo..."



"Mamma, leggila col ritmo perché è una canzone!"

ho accompagnato Diletta a scuola, una volta guarita, piano piano, passeggiando, chiacchierando e saltando le righe sull'asfalto e le ombre dei pali. Ho ricamato uno dei suoi disegni più belli su una sua maglietta. 



Avrei mai saputo o potuto programmare qualcosa di più bello? Sono sicura di no. E nel silenzio della notte inspiro il profumo, la gioia dell'imprevisto.


martedì 10 giugno 2014

I miei frutti

Negli ultimi mesi tutte le mie energie sono state assorbite dal lavoro a scuola. A casa lasciavo che le cose procedessero più o meno per inerzia; non che non abbia fatto nulla - ho prodotto addirittura marmellate- ma mi mancava lo slancio creativo: fermo il lavoro a maglia, ferma la macchina da cucire, ho rinfrescato la pasta madre solo per qualche pizza, dietro pressante insistenza delle bimbe... 

Eppure. 

Eppure il mio balcone si è riempito di doni, come ogni anno, più degli altri anni. Una sola pianta di pomodorini ciliegino, comprata a inizio stagione, è carica di frutti: ne abbiamo contati più di quaranta! Accanto, sei piante (sempre di pomodoro) che mi ha regalato Letizia, seminate a scuola, stanno spiccando in altezza. Piccoli vasetti di un basilico salvato dalle cucine dell'alberghiero, tra i pomodori, spero terranno lontani gli afidi mentre già abbiamo assaporato il secondo pesto della stagione. Le piante di fragole, nelle fioriere sul davanzale, ce ne regalano in media una a testa al giorno. La lavanda è in boccio, e il nostro ribes, che sopravvive da anni all'inverno, è carico di grappoli rossi che già hanno rallegrato le nostre merende. La rucola dello scorso anno è andata in semenza per la terza volta e sto aspettando che i baccelli secchino per poterli ripiantare; l'insalata, sempre dell'anno scorso, ha rifatto capolino in uno dei vasi, accanto ad una pianta grassa che nel frattempo vi si era installata.









Il miracolo della vita mi stupisce ogni anno, la gratuità di questo miracolo mi rende infinitamente grata. 

Silenziosa e discreta la vita verde ha accompagnato la mia, ha lavorato in silenzio, sotto terra, ha fatto tesoro dei giorni di pioggia che parevano di una tristezza infinita, ha custodito gelosamente ogni raggio di sole, è tornata a germogliare, a donare, a sacrificarsi e a rinascere. 
Giorno per giorno sono stata spettatrice di questo piccolo miracolo, giorno per giorno  ho cercato di imparare, di fare lo stesso. Non solo sul balcone sono arrivati i frutti.





Ora, a lezioni finite, piano piano mi riapproprio di spazi e tempi, coccolo queste piante che mi danno e mi insegnano tanto; il pane sta di nuovo lievitando nel forno, nell'armadio e sui letti è tornata l'estate, fatta è la periodica rotazione dei libri nelle librerie delle bimbe... Piano piano l'inerzia torna voglia di fare. Nel cuore si sedimentano ricordi, pensieri, prospettive, stati d'animo come sempre agrodolci in questo periodo, nella consapevolezza che, nonostante l'incertezza, anche se sarò per chissà quanti anni ancora una prof. itinerante, avrò sempre un balcone da cui imparare, giorno per giorno, a rinascere e a donare me stessa.


lunedì 2 giugno 2014

Di marmellate e di bilanci

Non scrivo, ma vivo intensamente. La pienezza delle gioie attese e commoventi, la meraviglia di quelle inaspettate, il sorriso dei piccoli inconvenienti, la libertà di una serata che inizia tra mamme e finisce tra amiche; lo spaesamento malinconico dei bilanci di fine anno, il timore e l'attesa del conto alla rovescia per la fine delle lezioni. 




Letizia ha ballato e cantato con i suoi amici e compagni, ha suonato percussioni, ha riso e saltato, ha ricevuto emozionata e sorridente il suo primo diploma; ho nascosto la commozione dietro la videocamera, tesa a catturare ogni sua faccetta buffa, ogni chiacchiera complice con l'amica vicina, ogni sorriso di pura felicità nella fine di questo percorso: una nuova avventura avrà inizio dal prossimo anno, un'avventura di cui, maldestra, nascondo la trepidante attesa per non guastare la spensieratezza del presente. 



Ancora, l'ho guardata osservare il mondo dall'alto di una pila di cassette costruita da lei, piano piano, gli occhi nei miei occhi, la nostra intesa in rapidi gesti, il nostro linguaggio segreto di sguardi e sorrisi; l'ho vista tanto piccina, allora, con gli occhi degli altri, la mia bimba grande, investita della responsabilità di primogenita e sorella maggiore, uno scricciolo timido quanto coraggioso e determinato che mi cercava con gli occhi da lassù: in quello sguardo ho capito che la nostra intesa d'Amore non ha bisogno di parole, non teme debolezze. I miei occhi e il mio cuore dicevano insieme "ci sarò sempre", dovessi scalare il cielo, dovessi saltare più in alto delle stelle. Accanto a lei ho scalato la parete per l'arrampicata, in un pomeriggio che era iniziato in biblioteca ad ascoltare storie ed è inaspettatamente approdato nel pieno della festa della montagna.



Intanto due ex alunne mi riconoscevano, anche se ero stata solo la prof. di storia, solo per il primo anno, sette anni fa, e un alunno attuale, uno di quelli cui faticosamente impedisco di tirar calci alle macchinette delle merende per rubare gli spiccioli agli intervalli, mi veniva vicino: "Prof, che dice? Provo anch'io? Ma lei resta a vedermi?" e mi raccontava in breve la sua vita e le sue scelte... 

C'è stata poi la corsa al pronto soccorso con Diletta, caduta dal divano inseguendo un palloncino, l'attesa in un sabato sera affollato, addolcita da un libro lasciato a disposizione dalla scuola in ospedale; attesa tutti insieme, perché anche questo è famiglia, la medicazione, un po' di colla e un cerotto, una bimba coraggiosa, una notte in tre nel lettone mentre il papà era a lavorare... Ci sono le conversazioni con la mia bimba piccina, che piccina non è più, che mi stupisce per la sua chiarezza di idee ed intenti; "Didi, vieni, voglio dirti un segreto: sono orgogliosa di te, ti sei vestita da sola e ti sei anche scelta e messa il cerchietto!"; "Mamma, anche io voglio dirti un segreto: sono orgogliosa di te, perché mi hai fatto venire nel lettone!"


É tempo di marmellate e bilanci, le prime perché il frigo si è rotto proprio dopo che avevamo fatto scorta di frutta, i secondi perché siamo agli sgoccioli di un anno lungo e complesso, un anno intenso, in cui ho imparato a ricominciare ogni giorno, ogni giorno ad offrire, ogni giorno a reinventare e reinventarmi, ogni giorno a "sentire" il non detto, a interpretare gesti e stati d'animo, a conoscere con umiltà, complicità e tenerezza... e di nuovo, con molti più interrogativi mi ritrovo di fronte all'incertezza del futuro, consapevole di quanto mi sono mancate le mie materie, il rapporto pieno con una classe, di quanto sono stati difficili alcuni periodi, consapevole di quanto mi mancherebbe tutto quello che ho costruito quest'anno e, soprattutto, la ragazza cui voglio molto bene...








Ma adesso è tempo di leggerezza, di lasciar andare, in alto, speranze, preghiere, intenzioni, di pregustare l'estate con tutte le gioie che porta con sé, giorno per giorno.






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