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Daisypath - Happy Birthday

venerdì 2 maggio 2014

Mulini a vento e margherite

"Ed ecco intanto apparire trenta o quaranta mulini a vento, che si trovavano in quella campagna. Non appena don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere:
- La fortuna guida le cose nostre meglio di quanto possiamo desiderare. Vedi là, amico Sancio, che appariscono trenta, o poco più giganti smisurati? lo penso di azzuffarmi con loro, e mandarli all’altro mondo, per cominciare ad arrícchirmi delle loro spoglie. È guerra onorata ed è un servire Iddio togliere dalla faccia della terra così trista genia.
- Dove sono i giganti? - disse Sancio Panza.
- Quelli che vedi laggiù, - rispose il padrone - con quelle braccia tanto lunghe, che qualcuno le ha quasi di due leghe.
- Guardi bene la signoria vostra, - soggiunse Sancio - che 
non sono giganti, ma mulini a vento, e quelle che paiono braccia, sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino.
- Si capisce, - disse don Chiscìotte - che non sei pratico di avventure: quelli sono giganti, e se hai paura, fatti in disparte e mettiti a pregare, mentre io vado a combatter con essi una fiera e disuguale tenzone.
Detto questo, spronò Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo ch’erano senza dubbio mulini a vento e non giganti quelli che andava ad assaltare. Ma egli s’era tanto fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né avvicinandosi arrivava a capire che cosa fossero veramente; anzi, gridava a gran voce: « Non fuggite, codarde e vili creature, che il cavaliere che viene con voi a battaglia è un solo e voi siete in molti ».
A un tratto si levò un po’ di vento e le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi. Allora don Chisciotte soggiunse: « Potreste agitare più braccia del gigante Briarèo, chè me l’avete pur da pagare ». Ciò detto, e raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinca sua signora, affinché lo assistesse in quello scontro, ben coperto con lo scudo e con la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui s’incontrò e diede un colpo di lancia in 
una pala. Il vento in quel momento la spinse con tanta furia, che ridusse in pezzi la lancia e si tirò dietro impigliati il cavallo e il cavaliere, il quale ricadde rotolando come un sacco per la campagna. S’affrettò Sancio Panza a soccorrerlo quanto potè il trotto dei suo asino, e quando gli fu vicino lo trovò che non si poteva movere, tanto impetuosamenie era stramazzato con Ronzinante.
- Dio buono! - proruppe Sancio - non dissi alla signoria vostra di stare attento a ciò che faceva, e che quelli eran mulini a vento? Li avrebbe riconosciuti chiunque non ne avesse degli altri per la testa.
Taci, amico Sancio, - rispose don Chisciotte; - le sorti della guerra sono, più delle altre, soggette a continui cambiamenti: specialmente se, come credo, e come senza dubbio dev’essere, il savio Frestone, che mi svaligiò la stanza e portati via i miei libri, ha cambiati questi giganti in mulini, per togliermi la gloria di rimaner vincitore. Egli è mio nemico dichiarato, ma alla fine dei conti le sue male arti non potranno prevalere contro la bontà della mia spada.
- Faccia il signore quello che vorrà rispose Sancio Panza, e l’aiutò ad alzarsi ed a montare sopra Ronzinante, anch’egli mezzo fracassato. Quindi, continuando il discorso sull’accaduto, si avviarono a Porto Lápice dove don Chisciotte diceva che non sarebbero mancate avventure, essendo quello un luogo di gran passaggio. Ma lo impensieriva il trovarsi privo della lancia; e facendone parola collo scudiere, gli disse:
- Mi ricordo di aver letto che un cavaliere spagnuolo, chiamato Diego Pérez di Vargas, avendo rotta la spada in un combattimento, tagliò da una quercia un pesante ramo, o forse il tronco, e con esso fece quel giorno tali prodigi di valore e schiacciò tanti Mori, che gli fu posto il soprannome di Schiaccia; e così egli e i suoi discendenti si chiamarono, da quel giorno in poi, Vargas e Schiaccia. Ti dico questo perché dalla prima quercia o rovere che troveremo, voglio staccare un ramo fortissimo come lo immagino io, e tentare con esso prodezze tali che tu abbia a chiamarti ben fortunato di vederle e di essere testinionio a cose che difficilmente saranno credute.
- Alla buon’ora - disse Sancio - io credo tutto quel che vossignoria mi dice; ma di grazia, si raddrizzi un poco, perché mi sembra ch’ella penda troppo da questa parte, forse per effetto della sua caduta.
-É proprio così - rispose don Chisciotte - e se non mi 
lagno del dolore che sento è perché non è permesso ai cavalieri erranti dolersi per nessuna ferita, quand’anche uscissero loro le budella del corpo.
[MIGUEL DE CERVANTES - Don Chisciotte della Mancia (1605), Traduzione di Bartolommeo Gamba (1818,) Capitolo Ottavo]

Ci sono giorni, e sono tanti, quest'anno, in cui mi sento straordinariamente affine a Don Chisciotte: non mi rassegno all'idea dell'insegnante di sostegno come sorvegliante, badante o secondino, non "lascio correre", non faccio un giorno di assenza, ho lasciato scadere i permessi di maternità, il pomeriggio cerco risorse didattiche in rete, mi documento, studio e approfondisco tematiche; sorrido con bonario realismo ai consigli che, per affetto, tanti Sancio mi sussurrano, ma ogni mattina prevale l'idealismo, marcio sorridente e fiera, come un Don Chisciotte follemente convinto della nobiltà della propria missione, incontro ai miei mulini a vento. 
Credo fermamente che anche questa sia una lezione, forse la migliore che posso lasciare al mondo.
Ne esco spesso con le ossa peste, nello spirito e nel corpo, e oggi è uno di quei giorni. 
Ma l'erba era alta, fuori dalla scuola, e tra l'erba ammiccavano margheritoni che avevano le ore contate, prima del taglio del prato. Mi sono inoltrata nell'erba bagnata, in una rara tregua del cielo, e mi sono messa a raccogliere margherite: dopo qualche minuto il male, dentro e fuori, non lo sentivo più, avevo di nuovo la mia lancia, un mazzo di margherite per le mie bambine, un gran sorriso in volto, "un ramo fortissimo come lo immagino io, e tentare con esso prodezze tali che tu abbia a chiamarti ben fortunato di vederle e di essere testimonio a cose che difficilmente saranno credute".



4 commenti:

  1. Bellissimo, bellissimo davvero. Grazie.

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  2. Ho fatto bene a leggerti oggi, adesso, perchè - per tanti motivi - mi viene voglia di lasciar perdere. Andrò anch'io a cogliere margherite...
    Claudette

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