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giovedì 21 marzo 2013

Il fenomeno spotted e la responsabilità degli adulti

Capita che nelle mie classi abbia anche tre ore di seguito di lezione, capita che in mezzo ci sia l'intervallo ed è un momento bello, si depongono - relativamente- i ruoli, ci si trova a sorridere insieme, a proporre alla lavagna la disequazione dell'amore, a parlare di tutto, di loro. E' così che sono venuta a conoscenza del fenomeno spotted nella sua manifestazione più pericolosa e deteriore. Tre mie allieve infamate, insultate e derise pubblicamente, nomi e cognomi resi pubblici sulla pagina spotted delle scuole superiori della città: dalle insinuazioni sulla moralità ai commenti cattivi sull'aspetto fisico.
Ecco il nuovo volto del cyber-bullismo: pagine con amministratori anonimi e commenti anonimi -nessun responsabile- e quello che trovava posto sul muro dei bagni della scuola è libero di circolare in rete sotto milioni di sguardi. Qui, nella nostra città, un'adolescente, neanche due mesi fa, si è tolta la vita per gli attacchi di cui era vittima in rete. E nulla è cambiato, anzi. E non se ne sa mai abbastanza.

Che fare? Me lo sto chiedendo ossessivamente. Lo chiedo a voi. Ho segnalato la pagina e fatto capo al Centro per la sicurezza delle famiglie. La pagina, tuttavia, è stata già chiusa una volta... e prontamente riaperta. Se ne sono moltiplicate le versioni, prolifera con nomi diversi. In uno dei casi era riscontrabile un vero e proprio reato di diffamazione, ma la maggior parte delle offese sono cattiverie amplificate, in effetti e portata, dalla rete. 

Il mondo del web sancisce irrimediabilmente l'insufficienza della sanzione come deterrente: troppo veloce, la rete, volatile, eludibile. E allora?

Allora vigiliamo. Noi adulti, insegnanti, genitori. Non avrebbe senso tenere i ragazzi, i figli, forzatamente lontano dal web, nè sarebbe possibile. Navigherebbero di nascosto, sarebbero davvero soli e ancora più esposti. E' doveroso affiancarli, con discrezione, dare tempi e misure perchè la vita, le relazioni, siano soprattutto fuori dalla rete. Ascoltiamoli, anche all'intervallo. Una presenza discreta ma che sia presenza davvero. Interessiamoci al loro mondo, alle loro sfide, al loro linguaggio. Parliamo con loro ma soprattutto facciamoli parlare.

Ed educhiamo, facciamoli ragionare sui pericoli della rete, facciamo scrivere loro articoli per il giornalino della scuola, che trasformino in riflessione le brutte esperienza, che siano tesoro per tutti. Non è lo strumento buono o cattivo, lo è l'uso che se ne fa. Insegniamo loro a sfruttare le potenzialità della rete senza farsi sopraffare, senza farsi fagocitare il pomeriggio, senza perdersi una passeggiata nella natura. Insegniamo loro a denunciare, a difendersi, ad essere solidali e rispettosi, a dare parola alle emozioni che -censurate- diventano pettegolezzo e cattiveria, ad essere sinceri, a manifestare costruttivamente il disappunto, a valorizzare la propria unicità.

Insegniamo il potere della bellezza: bombardiamo di bellezza e cultura queste pagine, perchè la cattiveria e la pochezza umana non vi trovino più posto, vi si sentano a disagio, fuori luogo. La bellezza può vincere, vince, sempre.

Lo insegna Manzoni: salvaguardiamo la fragile bellezza dell'adolescenza.


P.S. Nei prossimi giorni intendo informare il Dirigente del fenomeno e prendere contatto con un'associazione che, in collaborazione con l'Università e in memoria di un altro ragazzo vittima del cyber-bullismo, sensibilizza gli studenti delle scuole su rischi e potenzialità della rete. Avete ulteriori suggerimenti?


9 commenti:

  1. bravissima, fai molto bene. E' un fenomeno che conosco poco, di cui si parla pochissimo ma molto molto grave. Condivido con te il bisogno di fare qualcosa, almeno nel nostro piccolo, almeno nell'educare i nostri figli.

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  2. non conoscevo questo terribile fenomeno, grazie per averne parlato! vigilerò sia per mia figlia, in futuro, che per i ragazzi che seguo con il catechismo e gli scout. se non ti dispiace diffondo il tuo post ad altri educatori e genitori. soprattutto dobbiamo insegnare il rispetto, la bellezza (come dici tu) e l'amore. questi sentimenti sorgono dalla conoscenza e dalla solidarietà ... non ci scoraggiamo!!!

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  3. aggiungo un'altra riflessione: noi adulti dobbiamo insegnare il rispetto e l'amore essenzialmente RISPETTANDO e AMANDO i bambini e i ragazzi noi per primi. Un bambino che cresce amato (non osannato, ma amato) cresce consapevole del proprio valore (e quindi del valore degli altri) e non sarà mai un cyber-bullo né una vittima!

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  4. Purtroppo non ho suggerimenti e non sapevo nulla di questo fenomeno :-(

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  5. Non conosco questo fenomeno, chiederò agli alunni.Ho cercato su FB e visto che c'é un gruppo spotted qui della città ma con giusto un paio di interventi (positivi).A scuola sono facili e frequenti le "diffamazioni", le prese in giro, si cerca di arginare ma é molto difficile.Ad esempio ci sono in classe ragazze/i decisamente chiusi, che parlano poco o niente, é difficile capire se per indole o perché osteggiati da qualcun altro...é un problema grave ma sono pochi anche gli strumenti forse, ad esempio la mia quasi incapacità di uso dei nuovi mezzi tecnologici!Il dialogo franco e aperto con gli alunni é forse l'unica cosa che si può usare in senso positivo.

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  6. E' terribile. EDUCHIAMO, lo hai scritto e mi pare sia l'unico antidoto. Educare a monte ma anche prendere drastici provvedimenti nei confronti dei cyber-bulli. Prima che diventino adulti mostruosi.

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  7. non conoscevo per niente questo fenomeno agghiacciante ... grazie per averne parlato!

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  8. Forse arrivo tardi a commentare, sono una giovanissima, ma non troppo. Anche nella mia università è esploso il fenomeno spotted, ma forse a 20 e più anni si è abbastanza grandi per gestire il problema e la situazione. Per esempio, omettere nomi o almeno i cognomi, il che in una realtà universitaria molto più grande di quel che può essere un liceo è già abbastanza. Non credo che imporre la chiusura di queste pagine sia utile, perché il web è una risorsa infinita e come dici anche tu, troveranno mille altri modi di riaprire la pagina. L'unica strada da battere è davvero il dialogo, ma l'adolescenza è un'età difficile e non sempre si è pronti a recepire i bei discorsi. Fai bene a lottare contro questo fenomeno che miete molte più vittime di quelle che si possono immaginare. Senza citare casi estremi - come appunto il suicidio di quella ragazza - ma semplicemente il senso di inadeguatezza, l'incertezza che maturi in quegli anni poi sono difficili da smaltire e da superare. Il web ci rende tutti bersagli scoperti e proteggersi diventa difficile e questo alimenta bullismo e sindrome da branco. Chi è solo nella vita di tutti i giorni, nel web diventa inevitabilmente vittima. è il 2000, i mezzi sono cambiati, noi generazioni moderne siamo spietate, senza paura, protetti dall'anonimato, quello che non è cambiato è la parte dei feriti, che sono gli stessi di prima e con meno armi di prima. L'unico consiglio che mi viene da dare è questo: informare che fare nomi e cognomi è un reato punibile, anche se questo non risolve il problema alla radice, potrebbe essere un aiuto, aspettando che il fenomeno passi di moda.
    Scusami se mi sono dilungata...
    In bocca al lupo, fai qualcosa per i tuoi ragazzi!

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    1. Grazie, anzi, per esserti dilungata! Penso che conoscere il fenomeno e trovare spazi adeguati per parlarne costruttivamente sia già un buon passo per creare consapevolezza e solidarietà, perchè è vero, gli strumenti sono nuovi, le dinamiche antiche.

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