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lunedì 4 febbraio 2013

Il colloquio con gli insegnanti

Non è un parlare di voti ma di volti. Di volti e persone. E' rassicurare chi ti ha affidato i propri figli sul fatto che sì, hai capito come sono fatti, come reagiscono, se e quando e perchè si irrigidiscono, sul fatto che hai compreso il loro carattere, la loro unicità, che vuoi e fai per il loro bene, che hai un progetto di autonomia e crescita e consapevolezza su di loro... Perché gli adolescenti per i genitori diventano inafferrabili, indecifrabili a  volte, bisogna lasciarli andare, accettarne le ombre, le incongruenze e i silenzi e quando li si vede in difficoltà cosa non si farebbe per aiutarli? E arrivano queste mamme con le lacrime in punta di palpebra, sconvolte dal brutto voto... ma escono rassicurate quando sentono che non parli di voti ma della fragilità di una ragazza che ancora fatica a gestire l'imprevisto, che ancora non è consapevole di quel che può fare e dare da sola, che vuoi aiutare a sbocciare, anche col brutto voto, se serve. Mi raccontano aneddoti, mi confidano timori. E da quel momento sanno, sappiamo che stiamo lavorando insieme. Escono più tranquilli, i genitori, perché sanno che hanno affidato un figlio a chi lo vuole far crescere, non valutare o frustrare. Esco arricchita io, che scopro qualcosa di nuovo ogni volta
Bastano poche parole per far capire che hai letto nel cuore di un ragazzo. 
Presunzione? Non so. So che questo è quello che cerco di fare (e non esiste che al colloquio debbano venire solo i genitori dei ragazzi che hanno difficoltà: perchè? Quelli che vanno bene non sono altrettanti universi da scoprire e far sbocciare?). So che questo è quello che vorrei dagli insegnanti di mia figlia.


9 commenti:

  1. Io ti vorrei come prof dei miei figli.fortunato chi ti incontra.

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  2. Mi sa che tutti ti vorrebbero come insegnante... dalla materna all'università! Dici che è possibile?

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  3. Che riflessioni veritiere!!!!
    Pensa che al colloquio dell'asilo mi sono sentita dire che mia figlia è timida, non si espone, non si propone e tende a rimanere "in un angolo" metaforicamente parlando (cose che già so ovvio)...quello che mi ha fatto tornare a casa con un ansia terribile è stata l'espressione sul viso della maestra: espressione di chi parla di un problema grande, di chi percepisce questo carrattere imido di bambina come un qualcosa di insormontabile, di deludente e di faticoso.
    E la sensazione negativa che ho avuto è che lei maestra non faccia nulla per far sentire tranquilla la bambina.
    PEr fortuna io mi sono scrollata subito di dosso questo disagio: conosco mia figlia, la amo x come è e sono sicura che col tempo, con l'amore e la comprensione di noi familiari sapra superare questa sua timidezza

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    1. Anche per Letizia mi hanno detto che è una bambina riservata. Anzi, l'hanno scritto sulla scheda che mi è stata messa quasi senza commento sotto gli occhi. Un'unica nota a fronte dell'infinita, cangiante complessità di un bambino. Penso che i bambini abbiano il diritto di essere riservati, penso che i bambini vadano conquistati :-).

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  4. Quando incontro le mamme dei bambini che sono stati al nido e chiedo di loro e parlando si rendono conto che ho ancora a mente come erano (e a volte come sono ancora i loro bambini) mi spalancano un sorriso enorme ;)

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  5. Questo approccio dovrebbero averlo le maestre della primaria, ma la maggioranza (lo dico per esperienza diretta nostra e per esperienza indiretta di amici) si limita ad apprezzare i bambini che si comportano da manuale e ad accusare senza cercare minimamente di comprenderli i bambini che non rientrano nei loro schemi... E' davvero frustrante!

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    1. E tu non ti stancare di chiedere, rispettosamente, che si vada oltre gli stereotipi. A volte la stanchezza e il fatto che i genitori non cerchino altro che un parcheggio per i figli, nella scuola, non abbiano fiducia nell'istituzione induce negli insegnanti il disincanto. Sono convinta che la fiducia e le richieste giuste siano in grado di risvegliare i cuori.

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  6. "della fragilità di una ragazza che ancora fatica a gestire l'imprevisto, che ancora non è consapevole di quel che può fare e dare da sola" troverò un insegnante così anche per il mio "vaso di cristallo"?

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    1. L'importante è riflettere su ciò che si vuole da un(')insegnante e su ciò che si ha il diritto di aspettarsi/chiedere; molto spesso i genitori circoscrivono le richieste alle prestazioni, ai voti. E' importante parlarsi e costruire insieme. Di fronte alle richieste giuste sono sicura che nessun insegnante si tirerà indietro, anzi, recupererà forse consapevolezza del proprio ruolo.

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