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giovedì 14 giugno 2012

Pagelle

Una scuola senza numeri, senza voti... ci ho pensato a lungo dopo il commento di Chiara a questo post per concludere che no, una scuola senza voti sarebbe come una strada senza segnaletica; perché questo sono i voti: "indicazioni di rotta", non giudizi sulle persone (chi potrebbe mai giudicare un altro universo? Chi ne ha il diritto?) ma sullo svolgimento di un compito, sulla qualità dell'impegno, sulla natura del risultato... Un voto non è mai solo un numero: si accompagna all'indicazione di cosa è stato fatto bene e cosa può essere fatto meglio, di come migliorare e cosa consolidare. 
Potrebbe avvenire, tutto questo, senza numeri? Non con la stessa immediatezza: in un percorso in salita, un gradino dopo l'altro, si può toccare con mano ogni piccolo progresso.  E sono gratificanti, i voti, sì, se sono un mezzo e non diventano un fine, l'unico fine, se rappresentano un obiettivo di crescita e non un traguardo aritmetico. 
Hanno senso, da soli, i numeri? Nessuno: senza spiegazioni, riflessioni, autovalutazioni i numeri restano vuoti. E inutili. Se invece sono un punto di partenza, non sconfitte ma sfide, tutti i voti sono importanti, quelli che ci mettono in discussione lo sono doppiamente. 
Cosa dicono, di me, i miei voti? Nulla, se non quanto ti sei messo in gioco. Ecco perché li considero tutti, gli 1 come i 10, ecco perché non sarà necessariamente una media aritmetica  quella che troverete alla fine della strada.
Anche quest'anno si conclude con un bilancio: domani consegna delle pagelle, un raccolto da cui ricavare nuovi semi.


Archivio verifiche del secondo quadrimestre

7 commenti:

  1. "li considero tutti, gli 1 come i 10, ecco perché non sarà necessariamente una media aritmetica quella che troverete alla fine della strada": io adoro la tua matematica del cuore...
    I tuoi post sulla scuola sono i più belli che leggo, non mi stancherò mai di ripeterlo!

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  2. In realtà è proprio questo che intendevo... che il numero fine a se stesso è inutile e spesso umiliante... Non è ovviamente così se è, come lo definisci tu, "un segnale di rotta, un obiettivo di crescita e non un traguardo aritmetico". Purtroppo non sempre i prof sono così in gamba (e lo dico da moglie di prof)
    Siamo quindi perfettamente d'accordo, ma... io non sono Chiara di "Nella mia soffitta" (anche se è talmente brava che mi piacerebbe "rubare" un po' delle sue capacità!)
    :-)))

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    1. Oh Chiara, scusa allora per lo scambio di identità, devo aver confuso il primo dei "blog che segui" con il tuo blog sul profilo :-P! Grazie mille per questo confronto e per lo spunto di riflessione!

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  3. Ciao,

    sono perfettamente d'accordo con te, anzi mi leggerò volentieri altri tuoi post sulla scuola (sei una prof?).
    Quello che scrivi è esattamente cio' che cerco di far passare a mio figlio di 7 anni preoccupato - come i suoi compagni, d'altronde - del voto, della promozione, della riuscita. Sento alcuni bimbi che, appena escono da scuola, dicono alle mamme "oggi ho preso.....". Io, in quei casi, gli ricordo "se hai preso un bel voto sono contenta perchè vuol dire che ha imparato, bene, una nuova cosa, se il voto è "brutto" è forse perchè non hai capito bene, ci torneremo su".
    Al contrario le insegnanti spingono ad osservare il voto, talvolta lo fanno leggere a voce alta convinte di stimolarli a fare meglio.

    Sarà giusto così?

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    1. Benvenuta Alessandra! Sì, sono una prof. di lettere al Liceo, perciò, per quanto riguarda i bambini, ti parlo più da mamma che da insegnante: "Cosa hai imparato oggi?" credo sia la domanda migliore che un genitore possa fare ad un figlio, ad ogni età... Quanto al far leggere a voce alta i voti, può essere utile se accompagnato da una riflessione che faccia capire da cosa nasce un buon voto, quali sono le carte vincenti, quali gli errori da evitare: in questo modo le buone pratiche diventano un patrimonio condiviso. Ma mai, mai, si deve confondere, identificare il voto con la persona, mai si deve umiliare attraverso il voto... La competizione può essere positiva se usata con parsimonia e in maniera mirata, non indiscriminata.

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    2. Spero le insegnanti abbiano la stessa tua attenzione. "Usata con parsimonia e in maniera mirata, non indiscriminata": ho riletto più volte questa frase e la condivido appieno.

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