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venerdì 18 febbraio 2011

Benigni... e i professori

Mi ha emozionato, fatto commuovere, appassionato. Come è successo a tutti, credo, ieri sera... 

Però.

Però non venitemi a dire che gli insegnanti dovrebbero essere come Benigni. Questo no. 

Perchè, vi assicuro, non trovereste una classe che starebbe a sentire più di quindici minuti senza allarmarsi ("Va troppo in fretta! Ma vuole spiegarci tutto il libro in un giorno? Non riusciamo a prendere appunti! Ma a che pagina studiamo queste cose?") una "lezione" così densa di contenuti, di riferimenti, di salti logici, di allusioni. E questo non perchè "i ragazzi di oggi" siano delle "capre", ma perchè gli insegnanti con i contenuti devono trasmettere competenze e un metodo, alla portata di tutti e su misura per ciascuno.

La passione sì, quella ci vuole, proprio spudorata come la sua... la passione per quello che si insegna, per l'insegnamento in sè e proprio per quei ragazzi che spesso ti subiscono assonnati e hanno ben altre priorità a fronte del tuo Catullo... La passione... che diventi capacità di farlo magicamente combaciare, quel Catullo (ok, ammetto me la sono scelta facile ;-)), con le loro priorità ...

E in questo può aiutare anche lo spettacolo, perchè, grazie a Benigni, forse sembrerò meno ridicola quando domani spiegherò che la divina Commedia è una lezione d'Amore o non sembrerò così fuori luogo quando parlerò di Amor patrio... ma lo spettacolo non basta nella quotidianità di un mestiere che, vi assicuro, è difficilissimo... un mestiere che va scelto, ogni giorno, che non può essere ripiego... e questo, purtroppo e per fortuna, al di là di qualunque riforma possibile, dipende dalle persone.

10 commenti:

  1. La passione si trasmette anche col metodo, con la quotidianità.
    Se ce l'hai la passi anche con Catullo (dai andiamo sul difficile...Manzoni...l'incubo di tanti!) alle otto di mattina davanti a un "pubblico" mezzo addormentato.
    L'exploit può serivre a svegliare quando il russare è troppo forte...ma senzxa quotidianità e metodo l'insegnamento non è tale.

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  2. Proprio così, no... capisco cosa intendi.

    Però ho avuto un professore al liceo che ci leggeva Dante e Petrarca facendoci venire la pelle d'oca, fornendoci parafrasi e interpretazioni di grandi critici della letteratura (ignorando le tristi paginette dell'antologia scolastica) e appassionandoci come mai nessun altro. Le sue parole mi risuonano in testa ancora oggi. E' mancato cinque mesi fa e per sempre sarà nel mio cuore.

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  3. Sono d'accordo con te. A me, ieri sera, a un certo punto è venuto mal di testa...ho iniziato anch'io a passarmi il fazzoletto sulla fronte come Benigni...non riuscivo a stargli dietro. E non nascondo che un po' di depressione mi è venuta, nel constatare quanto sono ignorante!
    Credo che Benigni abbia voluto approfittare della visibilità per mettere un po'di sale nelle zucche vuote di noi italiani, povero,con tutta quell'enfasi...ma chissà se sarà servito a qualcosa. Chi non vuol sentire non vuol sentire.
    Un insegnante così? AIUTO!!!!!

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  4. Quello che traspare dal tuo blog è che tu sei una brava insegnante, chissà quanto mancherai ai tuoi ragazzi quando starai a casa!

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  5. Come hai ragione. Io sono laureata in biologia, ti assicuro che faccio di tutto per rendere le lezioni di scienze interessanti, per farli partecipare facendo riferimenti alla vita quotidiana, ma puntualmente trovi (soprattutto nelle classi più grandi) quelli che ti guardano annoiati già all'inizio dell'ora perché le scienze sono "una palla" !!! E forse non li capisco nemmeno, perché è una materia che ho sempre amato e non capisco come non si possa esserne interessati... ma forse sono di parte ;)

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  6. L'insegnante affabulatore non sempre è un buon insegnante, mi spiego: magari potrà affascinare, fare restare a bocca apert, fare emozionare... ma poi quando il ragazzo si troverà con il suo bel libro da studiare, per esempio nel suo percorso universitario, non avrà acquisito un metodo. L'insegnate ideale è quello padrone della sua disciplina a tal punto da saperla sminuzzare per farla digerire autonomamente all'alunno, capace di renderla appetibile con una didattica in cui il protagonista è il discente non un oratore.

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  7. Anch'io ieri sera sono rimasta col fiato sospeso ad ascoltare Benigni, ho sentito più nozioni nel suo lungo intervento che in una settimana di lezioni.
    Mi é piaciuto moltissimo, ma ho fatto fatica a stare al passo, vista anche l'ora, per questo, me lo sono riguardato con calma questa mattina sul sito del festival, e penso che nei prossimi giorni me lo riguarderò.
    Per quanto riguarda la passione nell'insegnare la trovo fondamentale.
    Con il senno del poi mi accorgo che le nozioni che ho assimilato meglio sono quelle che mi sono state trasmesse da insegnanti che insegnavano con passione.
    Ancora oggi amo imparare, non sono mai sazia, e come diceva una poesia di Rodari imparata più di 30 anni fa :"Quel che non si sa é sempre più importante di quel che si sa già".

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  8. @Tutte: grazie per aver condiviso le vostre esperienze e punti di vista!
    @Alchemilla: sicuramente ho ancora molto da imparare e faccio anch'io i miei errori... però ce la metto tutta, è un mestiere che amo.
    @Palmy: ecco, ci siamo capite ;-)

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  9. forse come Benigni no,
    però con quella passione, con quel rispetto per i Grandi, quello sì,
    molti professori annoiano e sono pedanti, sfoderano cultura senza umiltà e soprattutto senza la voglia di dare!!

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  10. Ieri sera ho avuto l'impressione di essere riuscita a stare dietro a Benigni solo perchè già sapevo. Io non so in quanti siano veramente riusciti a seguirlo. Concordo con Piccolalory. non si può insegare così, non ti seguirebbe nessuno.

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