Daisypath Happy Birthday tickers

Daisypath Happy Birthday tickers

Daisypath - Happy Birthday

lunedì 31 maggio 2010

Felicità è... stare insieme!

La domenica mattina a Messa, tra canti, disegni e nuove amicizie…

Una domenica pomeriggio diversa, tutti e tre insieme, in cascina, a gustare un buon gelato preparato con il latte appena munto, a giocare con i sassolini, a imitare le tortore e a ringraziare le mucche!








I primi giretti sul triciclo, per un futuro da ciclista e da biker!




La dolcezza del nostro primo lampone, i progressi dei fagiolini e la sorpresa nello scoprire che la rucola ci regalerà dopo i fiori anche i semi!








Una squisita insalata per cena, liberamente ispirata a questa, condita con i prodotti del nostro orto e apprezzata da tutti!





Gioie quotidiane per cui ringraziare, da meditare a lungo nel proprio cuore, da conservare nel ricordo, da rinnovare al più presto, da condividere con voi…

sabato 29 maggio 2010

Matteo... era un mese e sono già quattro anni

29/06/2006
Matteo... un mese

Un dolore sordo, che mi porterò dietro sempre e che riaffiora inaspettatamente, improvviso, negli intervalli di vita e pensiero; un dolore che mi ha reso più adulta e che è ora parte della mia forza: Matteo è morto, a 15 anni; una mattina di maggio la notizia, emorragia cerebrale... e ti ritrovi davanti ad una porta di ospedale, unita in preghiera e speranza a parenti straziati; sguardi smarriti di ragazzi addolorati, un bara bianca, tante lacrime e il ricordo di un sorriso sbarazzino, di uno sguardo malizioso, "Scusi, Prof, non lo faccio più"... il tuo lavoro è spiegare e in questi casi non puoi spiegare, non sai spiegare, ma neppure vuoi unirti a quel mondo adulto che sembra solo saper amplificare lo smarrimento dei ragazzi... non finisce così, la storia di Matteo non finisce qui... e trovi, per la prima volta nella tua vita, la forza di non piangere: a ciò che non sembra aver senso tocca a noi darlo, tocca a noi trasformare una tragedia in una storia che non finisce, che continua non solo nel ricordo ma modificando, giorno per giorno, il nostro stare al mondo... e così ci si stringe in un abbraccio e si va avanti, rivedendo in ogni sorriso quel sorriso, con una marcia in più; correggendo l'ultima sua verifica, la migliore, accompagnando lui e tutti gli altri per quel tratto di strada che ti è dato percorrere con loro, un po' più consapevole del tuo essere guida, un po' più adulta.

So che ero solo la tua insegnante di storia, che le nostre vite si sono sfiorate appena, ma sei sempre qui, nel mio cuore, nel mio impegno, in ognuno di loro…

venerdì 28 maggio 2010

Grido silenzioso

E' un grido che fa breccia quello raccontato nell'ultimo libro di Maria Adele Garavaglia, Grido silenzioso... Breccia nell'indifferenza, nell'ignoranza di chi propone facili soluzioni e si nasconde dietro luoghi comuni; un grido che fa male perchè risuona in luoghi noti, i luoghi dell'infanzia, delle passeggiate, della vita quotidiana, luoghi che vorremmo lontani dalle brutture dei telegiornali, luoghi "nostri"... E ci accorgiamo improvvisamente di essere stati ciechi di fronte alla sofferenza che ci sfiorava alle fermate dell'autobus, che ci aspetta, tuttora, in tanti volti sfuggenti all'arrivo in stazione...
E' una lettura che apre gli occhi e prima questo accade, meno ci si sente colpevoli, complici... Ecco perchè faccio leggere questo libro, in alcuni passi molto "crudo", a ragazzi e ragazze di quindici anni: perchè loro è il futuro, loro la possibilità di renderlo migliore... Perchè capiscano che non è "tutto relativo", che "bene" e "male" esistono, che, al di là di ogni attenuante, della miseria e della disperazione, vendere una figlia, una sorella, un'amica è Male.. Credere che "tutto è relativo", che non esistano comportamenti giusti e sbagliati in assoluto, è il primo passo verso l'indifferenza e la resa; allora la prostituzione diventa ineliminabile, le case chiuse vanno riaperte... bisogna riconoscere il male per iniziare a combatterlo e diventare, essere, adulti responsabili.

mercoledì 26 maggio 2010

Facce della stessa medaglia...

Bambini lasciati piangere, costretti ad una innaturale e precoce indipendenza costruita sull’indifferenza… e adolescenti ribelli e insicuri, pieni di dipendenze: dal cibo, dal fumo, dalla pubblicità, dal giudizio degli altri…

lunedì 24 maggio 2010

Orto sul balcone... perchè?

Ormai ho una dipendenza accertata dal mio orto sul balcone; la mattina me lo coccolo prima di andare a lavorare: annaffio, controllo le foglie, fotografo i primi frutti… la sera irroro con macerati di aglio ed erbe per tenere lontani i parassiti, preparo l’acqua per innaffiare… e, soprattutto, non riesco a fermarmi! Oggi, ancora, ho piantato i fagiolini rampicanti… mi attendono le carote; ieri una cassetta di insalata e l’aglio; l’altro ieri la lavanda e il rosmarino… perché? Un’amica me lo ha chiesto… l’insalata finisce in un giorno, e poi?
Resta la soddisfazione di vedere i fiori farsi frutti, di attendere, di prendersi cura delle piantine, di osservarle crescere, affiorare dalla terra, sbocciare… È bello rallentare, anche solo per un attimo, in armonia con la natura… è rilassante recuperare tutti sensi nei profumi, nei colori, nelle diverse consistenze delle foglie e dei rami, nel sapore dei frutti… Due anni fa scrivevo questi pensieri, che tuttora tornano attuali nel realizzarsi di questo mio sogno di bambina:

Vita in vaso

Quest’anno, il primo di matrimonio, finalmente ho potuto realizzare un mio piccolo sogno: l’orto sul balcone. Sin da quando ero piccola ho immaginato di coltivare da me insalata, pomodori, zucchine, fragole… anche in vaso, perché no? Così, questa primavera, complice un adorabile, collaborativo marito, ho fatto incetta di vasi, terra, semi e piantine e mi sono messa al lavoro! Oggi il balcone è un tripudio di verde… e non solo! I primi frutti fanno capolino tra le foglie! Osservandoli mi sono trovata a pensare che, in fondo, quel balcone rappresenta una metafora della vita; di alcune esperienze abbiamo già assaporato i frutti: le fragole rosse e succose della primavera; altre ci accompagnano quotidianamente, come basilico, rosmarino, menta… talvolta per questo sono trascurate, nonostante sia loro il sapore e il profumo della quotidianità; poi ci sono i frutti attesi della vita, vegliati ogni giorno con ansia crescente: i pomodorini che, ancora verdi, occhieggiano sui rami… Le sorprese: chi si aspettava che i fiori di cetriolo fossero così profumati? E, già, anche le delusioni: i miei poveri peperoni attaccati dagli afidi L… delusioni, contro cui, tuttavia, lotti fino alla fine! Infine c’è la bellezza della vita, quella senza un fine altro, in sé perfetta e che dà un senso a tutto: l’Amore… la prima rosa rossa…
06 giugno 2008 14.40

P.S. Con un po’ di organizzazione, poi, per quanto sia difficile raggiungere l’autosufficienza alimentare solo con un balcone, l’insalata piantata in progressione vi basterà per molto più di un giorno; i pomodorini condiranno tutte le vostre insalate estive… e preparerete il pesto più buono della vostra vita :-)… tutto davvero bio, garantito!
Ecco, intanto, una carrellata dei miei tessssori ;-):

I pomodorini:



Zucchine e peperoni:



La sfilata degli aromi:




...col primo fiore di camomilla in boccio:



La rucola in fiore:



E l'insalata (anche la nuova arrivata!):




Da quest'anno il frutteto... per ora solo una gioia per gli occhi:





...con qualche eccezione... sempre più rossa!



Ed ecco una visione d'insieme:


sabato 22 maggio 2010

Tutto è cominciato così


Dopo quattro anni mi sono trovata costretta da uno spam insistente e sgradevole a chiudere il mio primo blog… L’ho aggiornato fino a qualche settimana fa ma era diventato effettivamente complicato gestire due siti in parallelo e controllare i cinesi che mi riempivano i commenti di link… di qui la difficile scelta… ma poiché non siamo nulla senza le nostre radici e dal momento che qualcuno vorrà magari sapere chi si nasconde dietro questa tastiera e come abbia deciso di scrivere un blog... ecco, ho deciso di aprire una nuova categoria, “Ricordi”, in cui riproporre i post del mio passato e dar loro nuova vita condividendoli con voi… Così… ecco a voi, tutto è cominciato così:

Al davanzale…

Ecco qui la mia finestra sul mondo. Da tempo volevo realizzare un mio sito. Ma come racchiudere in qualche pagina, anche se in fieri, la complessità che ognuno di noi, credo, sente propria? Un blog è diverso: è raccontarsi giorno per giorno, senza pretese di esaustività… è come la vita, una ricerca di senso che prende le strade più strane, non necessariamente coerente, mai conclusa perché le tue carte appartengono anche alla storia, alla vita di altri… Sarà in questi destini incrociati la nostra immortalità? Anche, senza dubbio. Anche per questo un blog, per incrociare o continuare a farlo, etiam per questa via, la mia vita con quella di altri. Grazie, intanto, a tutti coloro che già della mia vita fanno parte: grazie ai miei alunni, che mi hanno fatto ritrovare la voglia di raccontarmi che avevo a 18 anni (già, prendetevela con loro!); grazie alla mia collega di Storia e Filosofia, che ha coniato il mio simpatico nick e che mi è stata preziosa compagna e guida (ciao Giuse!); grazie alla Grande Lory, la mia mamma e tutto il mio mondo, grazie al mio babbo tenero e brontolone, grazie a mia sorella, a quella vera e a quella d’elezione, la mia amica del cuore Emanuela, che di cercarmi e scoprirmi non si stanca mai; grazie all’Amore della mia vita, Alberto, per sempre e un giorno al centro del mio mondo… grazie a tutti voi, poeti, scrittori del passato e del presente, che mi avete dato le ali e che non finirò mai di scoprire; a tutti i miei insegnanti, che hanno fatto di me quello che sono; agli amici con cui sono cresciuta, a quelli con cui crescerò… Grazie a tutti coloro che non dico, ma che sono sempre presenti al mio cuore.

Leggete Calvino, Il castello dei destini incrociati…

25 giugno 2006 14.17

venerdì 21 maggio 2010

Se i vostri figli non amano le verdure... suonategliele!


Come loro, però!
Ho scoperto la vegetable orchestra di Vienna grazie a l'ortodimichelle e, da ex-musicista (ma si può essere davvero ex-musicisti?), l'ho subito trovata straordinaria! Così sono andata a cercare altre esperienze del genere: guardate un po' qui , qui e qui!
Non posso che dedicare questo post alla creativissima Claudia e al suo topastro che tra poco compie gli anni... potrebbe essere un'idea carina per improvvisare un'orchestra di bimbi, non pensate?
P.S. Non ho resistito al titolo ad effetto :-P ma tengo a precisare che, da mamma fautrice dell'allattamento prolungato (ma prolungato rispetto a cosa, poi?) e dell'autosvezzamento, sono convinta che i bimbi siano in grado di auto-regolarsi dal punto di vista alimentare (molto più di noi adulti che cediamo alle tantazioni della gola :-))... cioè di selezionare i nutrienti a seconda delle necessità del loro organismo... quindi niente "teatrini" o forzature a tavola, ma buoni esempi e libertà di sperimentare!

giovedì 20 maggio 2010

Piccoli passi


Questo post è dedicato ad Alchemilla che si dichiara demoralizzata di fronte all’apparente indifferenza della maggior parte della gente all’ecologia e ad una condotta di vita più in armonia con la natura…
Noi stiamo cercando la nostra via… ma l’impressione è che le occasioni si moltiplichino… forse non siamo soli, forse il tam-tam virtuale sta facendo la sua parte, forse possiamo permetterci di guardare con ottimismo al futuro...
Ecco la nostra cesta biologica... in attesa dei frutti del nostro orto sul balcone!




E la nostra prima spesa alla spina: una nuova occasione di risparmio per noi e per l’ambiente!




…E anche nei discount i prodotti biologici si fanno strada… e i mercatini dell’usato si moltiplicano… piccoli passi verso un mondo migliore…

Qui i prodotti della cesta hanno iniziato subito la loro metamorfosi... fiori di zucca ripieni di mozzarella e salmone affumicato:




e frittata (rigorosamente al forno) di cipollotti:




Mentre il rooibos scoperto grazie a mamma C. di NatiXdelinquere è stato occasione di una merenda "molto british" tra donne:




martedì 18 maggio 2010

La canzone non finisce mai

Fino all’adolescenza ho avuto un appuntamento quasi quotidiano con le fiabe di Andersen… mi struggeva il cuore la loro malinconia, mi incantavano i piccoli, insignificanti oggetti della vita quotidiana che rivendicavano in esse vita e pensieri… questa era una delle mie preferite:

Il lino

Il lino era in fiore. Aveva bellissimi fiori blu, morbidi come le ali di una falena, o forse ancora più morbidi. Il sole splendeva sul lino e le nuvole di pioggia lo innaffiavano, e a lui piaceva come a un bambino piace essere lavato e avere un bacio dalla mamma; i bambini diventano ancora più belli e lo stesso accadeva al lino.
«La gente dice che io sto molto bene» esclamava il lino «e che diventerò bello alto e mi trasformerò in una pezza di stoffa. Oh, come sono felice! Sono certamente il più felice di tutti! Sto proprio bene e diventerò qualcuno. Come mi rallegra il sole e che buon profumo ha l'aria, e come mi rinfresca la pioggia! Sono immensamente felice, il più felice di tutti!»
«Certo, certo!» dissero le assi dello steccato. «Tu non conosci il mondo, noi invece lo conosciamo e ci sono venuti i nodi per i tanti affanni!» e scricchiolavano pietosamente:
Snip, snap, snurre, Basselurre, la canzone è finita.
«Non è vero!» rispose il lino. «Il sole splende, la pioggia fa bene, io mi sento crescere e so di essere in fiore! Sono il più felice di tutti!»
Ma un giorno arrivò gente che afferrò il lino dalla cima e lo sradicò, che male! Poi venne messo nell'acqua, come se lo dovessero affogare, e infine fu posto sul fuoco, e gli sembrava di arrostire: che sofferenza!
"Non si può stare sempre bene!" si disse il lino. "Per sapere qualcosa, bisogna provarlo!"
Ma diventò sempre più terribile. Il lino venne spezzettato e tritato, pestato e pettinato: già, cosa ne sapeva lui di come si dice! Fu messo sul rocchetto e, snurre rur! era impossibile raccogliere i propri pensieri!
"Sono stato straordinariamente felice!" pensò nel suo dolore. "Bisogna essere contenti delle cose belle che si sono ricevute. Contenti, contenti!" e stava ancora dicendo così quando si trovò sui telaio. Così si trasformò in una bella pezza di tela. Tutto il lino, ogni singola fibra, si trasformò in quell'unica pezza.
"È incredibile! Non l'avrei mai pensato. La fortuna mi assiste! Le assi dello steccato non la conoscevano proprio la vita, con il loro:
Snip, snap, snurre, Basselurre!
La canzone non è affatto terminata! Comincia proprio ora! È incredibile! Certo, ho sofferto un po', ma ora sono diventato qualcuno! Sono il più felice di tutti! Sono così forte e morbido, così bianco e lungo. È tutta un'altra cosa che essere una pianta, anche se avevo i fiori. Non venivo curato e l'acqua la ricevevo solo quando pioveva. Adesso sono servito a puntino! La cameriera mi gira ogni mattina e ogni sera vengo bagnato con l'innaffiatoio. Persino la moglie del pastore ha parlato di me e ha detto che ero la pezza di stoffa più bella in tutta la parrocchia. Non potrei essere più felice!"
La tela venne portata in casa e venne trattata con le forbici. Come tagliavano, come squarciavano, e come pungevano gli aghi, quando arrivavano! Non fu un divertimento. La tela si trasformò in dodici capi di biancheria, di quella che non si può nominare, ma che tutte le persone devono avere. Ecco, dodici capi di quella.
"Adesso sono diventato importante! Era il mio destino! Un destino benedetto! Adesso sono utile al mondo, e così dev'essere, perché questa è la vera gioia. Ora siamo dodici capi, ma restiamo comunque una cosa sola, siamo una dozzina! Che gioia incredibile!"
Passarono gli anni, e, alla fine, si consumarono.
"Arriva la fine per tutto, prima o poi!" esclamò ogni capo. "Avrei voluto resistere ancora un po', ma non si può pretendere l'impossibile!" Così vennero trasformati in stracci e brandelli; credettero che tutto fosse ormai finito, perché furono tritati e macerati e cotti, e altre cose che non sapevano neppure loro, e alla fine diventarono una bella carta bianca sottilissima.
"Che sorpresa, che meravigliosa sorpresa!" esclamò la carta. "Adesso sono ancora più sottile di prima, e dovranno scrivere su di me. Che cosa scriveranno? Che straordinaria fortuna!" E vennero scritte le storie più belle, e la gente le ascoltò perché erano così vere e così belle che resero le persone migliori e più sagge. Era proprio una benedizione che, attraverso le parole, veniva impartita alla carta.
"È molto più di quanto avessi mai sognato, quando ero un piccolo fiore blu del campo! Come avrei potuto immaginare che avrei dovuto portare gioia e sapere tra gli uomini? Ma è proprio così! Il Signore sa che io personalmente non ho fatto nulla se non quello che era necessario perché sopravvivessi. Eppure mi sta ricoprendo di gioie e di onori, uno dopo l'altro. Ogni volta mi ripeto: La canzone è finita! e invece mi succede qualcosa di molto meglio e più elevato. Adesso dovrò certamente viaggiare, essere mandato in tutto il mondo, affinché tutti gli uomini possano leggermi! È la cosa più probabile. Prima avevo fiorellini blu, ora per ogni fiore posseggo i pensieri più belli! Sono il più felice di tutti!"
Ma la carta non si mise a viaggiare, andò invece in tipografia e tutto quello che vi era stato scritto venne stampato in un libro, o meglio, in molte centinaia di libri, perché così molta gente potè trarne gioia e utilità; se quell'unico foglio di carta su cui si era scritto fosse stato mandato in giro per il mondo, a metà strada sarebbe già stato logoro.
"Questa è la soluzione più ragionevole!" pensò la carta scritta. "Non ci avevo affatto pensato! Così io resto a casa e ricevo gli onori come un vecchio nonno. Hanno scritto su di me, le parole dalla penna sono scivolate su di me. Io resto qui e i libri se ne vanno in giro. Adesso si comincia a concludere qualcosa. Come sono felice! Come sono fortunato!"
La carta venne raccolta a fasci e posta su uno scaffale. "È bello riposarsi e meditare sul proprio operato!" esclamò la carta. "E è giusto che ci si raccolga a meditare su quello che si ha dentro. Solo adesso so con precisione cosa ho dentro di me. Conoscere se stessi è il vero progresso. Chissà cosa accadrà adesso? Naturalmente accadrà qualcosa di nuovo, perché è sempre così."
Un giorno tutta la carta venne messa nel camino; doveva essere bruciata, dato che non poteva essere data al droghiere per avvolgervi il burro o lo zucchero. Tutti i bambini della casa si erano raccolti per vedere la carta prendere fuoco, per vedere le numerose scintille rosse della cenere che scappavano via e si spegnevano, una dopo l'altra, molto velocemente; sembrano i bambini che escono da scuola, e l'ultima scintilla è il maestro, si crede che sia già andato via, e invece eccolo che arriva poco dopo gli altri.
Tutta la carta fu messa nel fuoco in un unico fascio. Come prese fuoco subito! "Uh!" disse, e fu tutta una fiamma. Guizzò altissima, dove mai il lino aveva saputo alzare il suo fiorellino blu, e brillò come mai la bianca tela aveva saputo brillare. Tutte le lettere scritte diventarono rosse in un attimo e tutte le parole e i pensieri presero fuoco.
«Ora arrivo fino al sole!» disse una voce tra le fiamme, e fu come se migliaia di voci l'avessero detto contemporaneamente; e la fiamma uscì all'aperto attraverso il camino; lì, ancora più eteree della fiamma stessa e invisibili agli occhi degli uomini, volarono piccolissime creature, tante quanti erano stati i fiorellini del lino. Erano ancora più leggere della fiamma da cui erano nate, e quando questa si spense e della carta rimase solo nera cenere, danzarono un'ultima volta prima di posarsi, poi lasciarono soltanto le loro impronte, le rosse scintille.
I bambini erano usciti da scuola e il maestro per ultimo, era proprio un divertimento guardarli, e i bambini della casa si misero a cantare intorno alla cenere spenta:
Snip, snap, snurre, Basselurre, la canzone è finita.
Ma ognuno di quei piccoli esseri invisibili diceva: «La canzone non è mai finita! Questa è la cosa più bella! Io lo so e per questo sono il più felice del mondo!».
Ma i bambini non vedevano e non capivano e del resto era giusto così, perché i bambini non devono sapere tutto.
FINE

Oggi, che sono adulta, ho trovato un posto dove, davvero, la canzone non finisce mai… è il mio negozio preferito, il mercatino dell’usato: qui gli oggetti dimenticati e poi riscoperti in una soffitta o in una cantina, i libri, i dischi, i giochi della mia infanzia tornano a nuova vita, occhieggiano dagli scaffali, ansiosi di raccontarci le loro storie, di viverne altre; in quei corridoi stretti e affollati di “canzoni” mi perdo, mi interrogo… e non esco mai a mani vuote!


lunedì 17 maggio 2010

La bocciatura...

Cari genitori, non è una tragedia… non lo sarà se non ne farete una tragedia, non lo sarà se diventerà occasione di dialogo per capire che forse non era il caso di obbligare vostro/a figlio/a a intraprendere una strada che non sentiva sua, non lo sarà se lui/lei impererà dagli errori e affronterà il nuovo anno, e i successivi, con responsabilità e maturità… è meglio fermarsi un anno e affrontare poi gli altri con fiducia e consapevolezza piuttosto che arrancare e dover ricorrere a psicologi e farmaci per tenere a bada il senso di inadeguatezza e l’ansia di non farcela… i figli hanno i loro tempi, quando imparano a camminare, quando iniziano a svezzarsi anche quando imparano a studiare… se le superiori saranno davvero una palestra, quell’anno di sosta sarà il miglior investimento… avete paura dello “scandalo”? E nessuno si scandalizza per facoltà universitarie fatte nel doppio del tempo previsto perché il Liceo superato a stento non ha consentito di maturare adeguati strumenti cognitivi? L’anno che i figli perdono oggi è un anno, se valorizzato nell’esperienza, risparmiato domani… Soprattutto, vi prego, non cercate scorciatoie… non fateli promuovere a tutti i costi… e parlo proprio di COSTI… non insegnate loro che i soldi comprano tutto e valgono più dell’impegno, della costanza, dell’assumersi responsabilità… una lezione del genere, sì, è una tragedia.

sabato 15 maggio 2010

Felicità è... pausa, lentezza, ritmo, musica!

Felicità è ritagliarmi un momento sul balcone, alle 7.00 di mattina, prima di andare al lavoro, mentre la macchina del caffè si scalda e il cielo si apre in una rara tregua, per coccolare le piantine del nostro orto e respirare serenità e aria fresca:




Felicità è il pesco nano, che dopo un lungo letargo ha deciso di iniziare a vivere: nonostante pioggia e freddo... è primavera!



Felicità è passeggiare senza fretta verso la scuola, dopo aver vinto la pigrizia di prendere l’auto… scoprire alberi di tarassaco e cespugli d’ortica e progettare intrugli per le mie piante e… per me! Felicità è ballare e suonare tutti e tre insieme, al ritmo della pioggia che scroscia ma che non arresta il nostro entusiasmo, strumento tra gli strumenti, musica nella musica...




Felicità è lo sguardo della mia bambina, catturato da un papà innamorato e scelto come copertina per il CD di una pianista emergente: orgoglio di moglie e mamma :-)!


venerdì 14 maggio 2010

Multitasking scolastico o "così fan tutte" (le proff.)

Ore 8,55: entro in classe; mi fanno trovare due begonie sulla cattedra (cari!), le abbiamo adottate il giorno prima, non si sa da dove arrivino…
Notando la terra non proprio umida, dispongo le begonie sul davanzale esterno, che tanto la pioggia non manca… Intanto, CONTEMPORANEAMENTE:

Alunna 1: “Prof. posso andare a prendere la medicina?”
Alunna2: “Prof. sono entrata adesso, vado dal Preside a giustificare”
Alunno3: “Prof. il mio compagno di banco è andato a fare un prelievo ma ha detto che arriva”
Alunno4/5/6/7/8: “Prof. mi dice se ho ancora la giustificazione di storia?”
Alunno9: “Prof. ieri ero assente, ha per caso il mio tema?”
Alunno10: “Prof. iniziamo da italiano o da storia?”
Alunno11: “Prof. il nostro compagno che si è ritirato la saluta… ma adesso gliela concederà l’amicizia su FB?”
Alunno12: “Prof. posso andare in bagno?”

Della serie “gestire la complessità”… Per fortuna sono donna…

giovedì 13 maggio 2010

Insonnia di mamma... e la mia ninna nanna

Se qualcuno me l'avesse detto mesi fa, quando praticamente non mi addormentavo ma "perdevo i sensi" nelle posizioni più impensate, gli avrei riso in faccia... e invece eccomi: anch'io, sempre più spesso, la notte mi sorprendo, stravolta, a fissare il soffitto in preda ai pensieri, vittima "dell'insonnia delle mamme"... perché i figli crescono, le pause durante la giornata si riducono, i ritmi si intensificano... e si rimandano alla notte tutte le incombenze, più o meno piacevoli... il cervello inizia a girare a mille e fa fatica a rallentare quando si decide che, forse ,cinque ore di sonno sono il minimo per poter affrontare presenti a se stessi la giornata successiva… così, paradossalmente, dopo aver lamentato stanchezza per tutto il giorno faccio fatica ad addormentarmi… per fortuna ho la mia ninna-nanna: due piedini che mi cercano, mentre la mia mente è affannata a concepire programmazioni, la boccuccia che si apre in direzione del mio seno, il suo ciucciare lento, ritmato, il profumo della mia bimba, il suo respiro… e le preoccupazioni svaniscono in un sonno ristoratore, finalmente… buona notte…

domenica 9 maggio 2010

Mamme

Di questa festa mi resterà nel cuore il risveglio con i giochi nel lettone, tutte e tre stretti stretti, tutti e tre bambini... e il regalo dei miei Amori, con tanto di biglietto!



...e la passeggiata con Letizia in bicicletta, per celebrarne la giornata e trasmetterle una delle mie più autentiche passioni...
...e la mattina al parchetto, a vederla volare sull'altalena, arrampicarsi sullo scivolo, pasticciare nell'erba...
...e le chiacchiere e risate con la mia amatissima mamma, a sfogliare il libro che le ho regalato...
...e un manicaretto preparato dal mio Amore, con la nostra rucola



... e un sacchetto di tappi, perchè mi è bastato dire che avevo bisogno di qualcosa per sopraelevare i vasi del mio orto sul balcone e far circolare meglio l'aria, perchè lui ne organizzasse la raccolta in tutto il reparto :-)...

Di questa giornata mi resterà, infine, l'immagine di due mamme, intente, nel campo da basket contiguo al parchetto, a giocare con i propri figli: una mamma italiana, col figlio adolescente... e una mamma islamica, con l'abito lungo e colorato e il capo velato, intenta a tirare a canestro col figlio cinquenne che le sgambettava intorno entusiasta... un'immagine che porto nel cuore come speranza in un domani colorato, per mia figlia, in cui la maternità, con la sua inesauribile ricchezza, vinca le incomprensioni e le paure...
Auguri a tutte le mamme!

Sul vasino

Non uso i pannolini lavabili per Letizia. E mi dispiace. Mi dispiace non perché mi sento una “minus quam” rispetto a chi li usa… a differenza di quanto pensa qualche ottuso giornalista, noi mamme non facciamo le gare “a chi è la migliore”, inauguriamo piuttosto circoli virtuosi, scambi di esperienze e di pareri… mi dispiace, dicevo, perché vorrei lasciare a mia figlia un mondo più pulito, migliore. I pannolini lavabili li ho conosciuti tardi, sono rimasta un po’ spiazzata dai diversi modelli e mi ha frenata la mia totale disorganizzazione nella pianificazione del bucato, insieme ad un marito che lavora all’ospedale e mi porta le divise da lavare a casa, con tutte le conseguenze “gestionali” che potete immaginare… però ho iniziato ad interessarmi all’EC, l’educazione precoce al vasino… e ad inaugurare una nostra via, non radicale ma sistematica quanto più possibile… Non è difficile capire quando un bimbo deve fare po-po’, e abbiamo iniziato così: Leti la faceva nel wc, seduta tra le mie gambe, già a cinque mesi... poi a otto ha iniziato a rifiutarsi, e ci credo (a posteriori l’ho capito): immaginate voi la comodità di farla con le gambe a penzoloni, inevitabilmente formicolose, dopo un po’… pian piano col vasino abbiamo ripreso... L'ho portata in bagno con me e l'ho fatta sedere; abbiamo portato con noi le mollette da bucato per giocare e... ha funzionato! Ora mi avvisa quando deve fare popò, qualche volta anche quando deve fare pipì... il pannolino lo porta ancora, ma quando possiamo lo abbassiamo solo e il numero di quelli che buttiamo si è drasticamente ridotto! Approfittando della bella stagione vorrei passare alle mutandine lavabili…
Penso che sia un’esperienza proponibile ad ogni età… più che i bambini siamo noi genitori a dover essere pronti, perché, senza dubbio, bisogna essere disposti all’ascolto e alla pazienza dell’attesa: è un’attività che richiede tempo, certo più del cambio di un pannolino… ma anche la soddisfazione è decisamente maggiore!
A chi si volesse cimentare, consiglio:

  • iniziate “in compagnia”, i bimbi imparano e accolgono le novità per imitazione… tanto la privacy in bagno, amiche mamme, è comunque un miraggio da tempo, no?
  • Considerate che il vostro bimbo vi sta facendo un dono: niente enfasi su odori, facce schifate o deluse in caso di attesa vana… ogni seduta da noi è corredata da applausi e grandi "WOW"!!
  • I giochi da vasino!!! Fondamentali, a maggior ragione quanto più il bimbo cresce e giocare diventa per lui una priorità (Leti già inizia a non volersi sedere sul vasino per l’urgenza di andare a giocare): noi abbiamo iniziato con le mollette da bucato (quelle dell’IKEA che non scattano e non pizzicano), sono seguiti i libri di lettura, cui poi è subentrato il disegno… ora è il turno della “scatola dei tesori” di mamma quando era bambina; eccola qui: riconoscete qualche “tesoro” :-)?


giovedì 6 maggio 2010

Per tutte quelle che...

…come me, sono delle “ciofeche” a girare le frittate e si ritrovano con pittoresche portate di “uova pasticciate all’inglese”, per tutte quelle che, per questa ragione, non azzardano mai la preparazione di una frittata quando hanno ospiti, anche se sarebbe gradita, e veloce, e consentirebbe una serie infinita di varianti per tutti i gusti… per tutte quelle che, come me, nei momenti meno opportuni sono costrette ad abbandonare i fornelli al loro destino, per correre a tenere per mano una bimba sul vasino, per tutte quelle che hanno le pentole ma non ricordano mai dove sono i coperchi (ma ci sono?)… Per voi e per me, per Mugs for two che deve svuotare il frigo in attesa di partire per la luna di miele :-) e per gentile concessione della mia suocerina, ecco la “frittata al forno”!!
Questa è la mia, or ora sfornata:





Morbidissima, grazie all’aggiunta di fecola (un cucchiaio) e latte alle uova; saporita -con porri e parmigiano- e soprattutto… intera! L’ho cotta 20’ a 200°, e il forno ha fatto tutto da solo :-)… I porri (che ve lo dico a fare?) li potete saltare in padella… io li ho bolliti con le patate perché ci ho ricavato anche queste tartellette con crema di patate e porri (appunto) ispirate alle meraviglie di Stella di sale:




Pan...ico di mamma



Vi è mai capitato di andare in panico, di avere l’impressione di non saper più gestire la relazione con vostra figlia, di sentire lontanissimi e sfocati nel ricordo i momenti di gioco e di intesa, in cui tutto vi sembrava facile e possibile, di sentirvi svuotati di forze e di idee?
A me è successo questo, nei giorni scorsi… venivamo da dieci giorni di clausura causa febbre di Letizia e ricaduta a due giorni di distanza… avevo voglia di sole, di portare a spasso mia figlia, di vederla giocare nell’erba come nelle foto che mi aveva mostrato il papà, frutto di un loro pomeriggio insieme al parchetto mentre io… mi rilassavo? Mi concedevo un bagno profumoso? Ero dalla parrucchiera? Un gelato con le amiche? No. Correggevo temi. Ecco. Appunto.




Avevo voglia di sole e nella casa invasa dal kipple mi sentivo soffocare… figurati gestire un pomeriggio di intensa ed esclusiva relazione mamma-figlia. Il sole ha "dato buca"… E in un periodo normale “chissene”, avrei portato Letizia in giro lo stesso, con la sua bella mantellina impermeabile tutta rossa. Ma dopo due settimane di febbre no. Così sono ricorsa ai nonni. Santi nonni. Per sentirmi poi ancora più disorientata, sola e disorganizzata a vagare tra lavatrice, forno, lavastoviglie e scrivania invasa dai temi, ancora.
Ieri ho cercato di capire. Cosa mi stava succedendo? Ecco… avevo paura. Una paura folle di non riuscire più a star bene con mia figlia. La paura che si fosse rotto un incantesimo. Sciocco, vero? Eppure resta il fatto che a volte il pomeriggio mi sembra troppo lungo e le ore a svuotare e riempire contenitori o a disegnare gatti mi stanno strette… Temo di non offrirle abbastanza, temo che Letizia si annoi… O semplicemente sono stanca e non mi va di vedere compromesso il precario ordine domestico per proporle attività più estrose… Non so. Però ho notato una cosa. Leti dai nonni è felice. Ed è felice perché ha i suoi rituali. Cioè, è felice perché adora i nonni, tutti, con ognuno ha un rapporto particolare e complice. Però ha anche i rituali. Arriva a casa di mia madre e fa fare di-di-lon ai pon-pon del centrotavola, poi va a salutare Giallo e Mimì, i suoi pupazzi, poi svuota il piattino dei soldini del nonno, poi fa merenda con la nonna, vanno dai gatti, carezze, vanno dal pesciolino rosso, ciao-ciao, si lavano le mani e si spalmano la crema… Ecco. A questo ho pensato… e ho deciso che devo creare dei rituali… o meglio, i nostri rituali li abbiamo: annaffiare le piante, salutare la lavatrice, disegnare, giocare con la palla “grande grande”, sederci sul vasino, leggere il libro di coniglietto, svuotare la scatola dei segreti di mamma… e mille altri… Ma dobbiamo viverli come rituali, come qualcosa di importante e prezioso nel nostro stare insieme, senza fretta, senza voler strafare a tutti i costi… E poi, se voglio insegnarle l’ascolto e la pazienza, devo ascoltarla… e farmi guidare da lei, con pazienza, assecondando i suoi desideri se non si tratta di nulla di pericoloso e negativo… e fare le cose con lei, ma senza fretta…

Forse non è nulla di più di quanto avevo intuito qui, ma ora è una conquista più consapevole che mi piace condividere con voi.








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