Daisypath Happy Birthday tickers

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Daisypath - Happy Birthday

domenica 19 luglio 2009

Come un vecchio amico...

C’è un’ora della sera, quando la bimba è a nanna e il marito ancora al lavoro, quando la cena è finita e la tavola sparecchiata, c’è un’ora, dicevo, che è ancora “mia”… Ieri, in quell’ora, sono tornata qui a rileggermi… i post più recenti, quelli più lontani nel tempo… e  l’ho ritrovato, questo blog, come si ritrovano i vecchi amici, quelli che ti aspettano e ti restano fedeli anche se li trascuri un po’, quelli che crescono con te, quelli che non dimenticano… mi sono commossa… è bello “fare memoria”…

venerdì 27 febbraio 2009

Domande...

Anni fa, nelle mie peregrinazioni quotidiane attraverso le metropolitane milanesi, mi aveva colpito una pubblicità, una di quelle proiettate in continuazione sugli schermi sparsi qua e là nei punti di attesa… In effetti non ne ricordo lo scopo, ma si apriva con una domanda: “Tu chi sei?”... E’ una domanda che vince l’indifferenza, la frenesia delle quotidiane corse e ti costringe a pensare, a cercare risposte, a trovare un senso a quello che fai… Ed era bello trovarla ad aspettarti, giorno dopo giorno, a provocarti,  proprio nel luogo in cui trionfava l’automatismo di gesti e percorsi… Così, ecco, di fronte a una notizia che torna d’attualità in questi giorni, il mio pensiero torna a quella domanda… Quanto sarebbe più utile, più di tante sterili campagne ideologiche, serve del pregiudizio, una domanda: “Dio esiste?”… Una domanda a cui trovare una risposta, giorno dopo giorno, in sé e nel confronto con gli altri; una domanda che vinca la superficialità dei luoghi comuni e l’indifferenza, l’estraneità a se stessi in cui molti, troppi, ancora vivono…

Faccia-libro

Mesi fa non sapevo cosa fosse Facebook. Me ne hanno parlato prima il marito, poi un amico… non mi entusiasmava. Voglio dire, non tutti desiderano ritrovare ed essere ritrovati… Mi sentivo esposta… alla fine, comunque, ho ceduto.
Sono arrivate le prime piacevoli sorprese: essere cercata e ritrovata, ma soprattutto “ritrovare”, nel vero senso della parola, nel senso di “dare un’altra possibilità” a persone che erano rimaste legate a ricordi magari non del tutto piacevoli, riscoprirle adulte e ritrovare quegli aspetti che ce le avevano rese, malgrado tutto, amiche… Ecco, questa è l’opportunità che offre facebook: rimpiazzare i ricordi negativi con un nuovo, diverso presente… e quindi migliorarsi, neutralizzando quel passato e quei rancori che pesavano sulle spalle… Poi c’è la possibilità di essere presenti, anche solo con un regalo virtuale, un commento, un saluto, nella quotidianità di persone care che fanno capolino sullo schermo, accorciando così le distanze imposte dai ritmi di vita diversi, dai diversi orari e impegni… far sentire che sei al loro fianco, pronta a sostenerle o a sorridere con loro… a vederli crescere, come nel caso degli ex-alunni, mostrando loro la tua quotidianità e la tua umanità anche fuori dagli schemi usuali…
E ancora, c’è spazio per la condivisione: di interessi, di consigli, di… ricette Animoticon, all’insegna della gratuità e della disponibilità che può farsi, talvolta, attenzione autentica all’altro…
Poi, come sempre, ci sono i “ma”: perché facebook può trasformarsi nel luogo dell’apparenza effimera, del “qui e ora” che schiaccia sul presente, che deve per forza colpire… poco rimane, su facebook, la maggior parte delle note si perde nel mare di applicazioni; poco è serio, su facebook, spesso trionfa il superficiale, prevale il disimpegno, si offre, nella perdita di tempo, un banchetto agli “uomini grigi”… molta è l’esibizione, la curiosità, su facebook, poco è l’interesse sincero… e, certo, usato con troppa superficialità è il concetto di amicizia…
Come sempre è in gioco la libertà di ognuno: nessun mezzo è buono o cattivo in sé, tutti vanno usati con consapevolezza dei rischi e delle potenzialità, non perdendo mai se stessi…

Non dimenticherò mai...

…il primo attesissimo e intenso sguardo che ci siamo scambiate, quando ti hanno appoggiata sul mio petto ancora calda del mio stesso calore;
…il tuo coraggioso rifiuto del latte artificiale imposto dall’infermiera: anche se non mangiavi da due giorni hai preferito continuare a lottare con me… e ho capito che saremmo sempre state una squadra…
…il tuo sonno accanto a me, nel letto: la prima volta fuori dalla pancia con i tuoi piedini che ancora cercavano il mio corpo…
…il coraggio di mamma che ho scoperto in me nell’affrontare con determinazione medici e operatori per il tuo bene…
…la nostra comunicazione silenziosa, al di là di gesti e parole…
…E ognuno di questi giorni: faticosi, intensi e unici…
 Ti Amo, piccola mia!

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