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Daisypath - Happy Birthday

domenica 21 settembre 2008

Fuso orario

Ora. Che la scuola sia un mondo a parte, una dimensione parallela e via discorrendo, si sa. Se così non fosse, non ci rassegneremmo alla magra busta paga. Che sia dotata di un suo fuso orario, è scoperta di quest’anno.
Già l’anno scorso, a dirla tutta, ne avevo avuto il sentore: il suono della campanella mi prendeva sempre un po’ alla sprovvista, troppo in anticipo (soprattutto quello di inizio giornata)… ma qui entravano in gioco Freud e la mia indole ritardataria; il resto del mondo non protestava più di tanto, a fine mattinata quei vaghi minuti di anticipo rappresentavano un sollievo… insomma, la mia coscienza si era sopita.
Quest’anno il fenomeno è eclatante: 5 minuti, dico 5, di sfasamento col resto del mondo; questa volta sono 5 minuti di ritardo. Se la cosa è confortante all’arrivo –trafelata- a scuola, diventa snervante in tutti gli altri momenti della giornata: il marito attende invano l’uscita puntuale dall’Istituto; il bus non aspetta altrettanto pazientemente e, soprattutto, con l’orologio al polso sincronizzato col fuso orario scolastico, ho sempre l’impressione di essere in ritardo a qualunque altro appuntamento… Sì, perché il maritino ha l’orologio sincronizzato a sua volta con quello dell’ospedale – che non è in una dimensione parallela – quindi si muove con ritmi che a me risultano sempre troppo lenti… aggiungete a questo l’orologio della cucina che a volte si ferma ed è indietro di alcuni minuti (almeno a mio dire) e quello comprato in viaggio di nozze che non si legge proprio chiaramente ma è così bello, e capirete quali siparietti hanno luogo a casa ogni volta che dobbiamo uscire insieme: io con la porta aperta e le chiavi in mano per 5 minuti e il maritino che insegue chiavi della macchina e portafoglio sugli scaffali di casa per poi uscire ancora con le scarpe slacciate al fine di compiacere la snervata consorte…
Oggi, dopo l’ennesima disputa su “che ore sono?”, il mio prode sposo ha afferrato sicuro il telecomando al motto di: “Controlliamo il televideo, che è sincronizzato con Greenwich”…
Ebbene, è ormai certo: l’ospedale condivide l’ora del resto della Nazione, la mia scuola no.
So quale sarà il mio intervento al primo collegio docenti: “Signori, sincronizziamo gli orologi (col resto del pianeta)!”…

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