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martedì 22 luglio 2008

Relativismo

Fa della libertà il suo vessillo, del confronto e della tolleranza le sue protette.
Ma…
Che senso ha il confronto se tutto è vero, tutto è giusto, tutto e il contrario di tutto? se ognuno è dio di se stesso?
La libertà diventa opinione, il confronto diventa giustapposizione di pareri, tutti ugualmente veri e validi, la tolleranza diventa indifferenza.
Non c'è crescita né progresso verso la verità. Non c'è ricerca. 


2 commenti:

  1. - 22/07/2008 18.26.11
    Non c'è crescita né progresso verso la verità. Può essere.
    Ma non è un problema, dal punto di vista del relativismo. Perché in sostanza relativismo significa non pretendere che una Verità esista, ma accettare la dignità della propria, e di quelle degli altri. Non c'è progresso verso la Verità, ma c'è solo - "solo" - scambio di piccole verità, ognuna rispettosa delle altre, ognuna col proprio valore, per quanto piccolo, per quanto, appunto, relativo.
    Si tratta di una prospettiva diversa: non si "progredisce" (se di un progresso mai si tratta) verso la Verità perché non è la Verità che si cerca. Perché nell'esistenza di una Verità non si crede.
    Dunque il fatto di non muoversi verso la Verità non è una critica al relativismo che logicamente stia in piedi, non più di quanto stia in piedi contestare ad un cristiano di non seguire i cinque pilastri dell'islam... non li segue perché non gli interessa seguirli, perché non crede in essi.

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  2. - 23/07/2008 14.13.22

    Il relativista dunque non crede nell’esistenza della Verità. Questa è la sua Verità: non esiste la Verità. Esasperazione o evidente contraddizione logica?

    La fede nella sua Verità porta il relativista – che afferma di riconoscere la dignità delle altrui verità- ad inalberarsi quando qualcuno proclama che una Verità esiste e per quella Verità si batte.

    Morale: l’atteggiamento è lo stesso. Il relativista si batte per difendere il relativismo; così come, se vuoi, il cristiano si batte per difendere i valori in cui crede.

    Ma una differenza c’è.

    Non solo il relativismo non costruisce; il relativismo distrugge. Non c’è “scambio tra piccole verità relative”, solo accumulo. Perché al confronto è negata la sua natura dialettica, il suo significato.

    E le relazioni umane non possono reggersi sul piacere di “discutere per discutere”.

    Ma soprattutto... in base a quale comune denominatore un relativista dovrebbe interessarsi o riconoscere dignità alla verità di un altro? Non esiste il Bene assoluto, quindi neanche la necessità di riconoscere l’altro degno. E infatti molto spesso si cade nella squalifica e nell’offesa.

    Se lasci all’individuo solo se stesso, uccidi l’anelito all’Infinito che fin da bambini, con tutti i sogni e la meraviglia, ci portiamo dentro. E lo chiudi in una gabbia, in una monade di indifferenza e incomunicabilità.

    Se invece credi che l’Assoluto esiste, Verità assoluta che coincide con Bene assoluto, allora ti incammini sulla via della pluralità: tante strade, tante identità che spesso si intrecciano e conducono ad una meta comune, che si scopre insieme, poco per volta, grazie ad un confronto e ad un dialogo fondati sull’Amore e sul servizio.

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