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lunedì 25 febbraio 2008

Voce di poesia

Scrivo poco di attualità. Mi sembra di assecondare una moda, un condizionamento occulto che farebbe perdere genuinità a questa mia finestra sul mondo; preferisco che lo sguardo sia “mio”, una realtà di scorcio, talvolta quotidiana, sempre meditata, in cui il mondo e l’attualità si affacciano, sempre, ma come discreti riflessi.
Faccio un’eccezione, forse non del tutto, riportando questa intervista alla poetessa Alda Merini: intensa voce di donna, voce di poesia... Non potrei trovare parole più belle.

merini


DI LUCIA BELLASPIGA
Avvenire, 17 febbraio 2008

Bestemmie che lasciano senza parole. Così la poetessa Alda Merini, 'reclutata' insieme ad altre dieci 'donne autorevoli' come firmataria di una lettera pro aborto (titolo 'Il Papa oscurantista contro le donne e contro la scienza', in uscita nel prossimo numero di Micromega e già abbondantemente reclamizzata), prende radicalmente le distanze dal testo e, anzi, nega di averlo mai sottoscritto.

«Mi ha telefonato una voce femminile e mi ha chiesto se sarei stata d’accordo con un appello a favore delle donne e dei loro diritti fondamentali. Ho risposto che ovviamente i diritti vanno salvaguardati, ma non ho firmato alcunché e d’altra parte mai mi sognerei di annoverare l’aborto tra i diritti. Semmai posso arrivare ad accettare che sia una dolorosa necessità in casi davvero estremi, ma figuriamoci se Alda Merini, la cui biografia è tutto un inno alla maternità, chiede la pillola abortiva libera alla portata delle ragazzine... ».
Dunque nessun appello ai partiti del centro-sinistra? Figuriamoci, se c’è una cosa che proprio non conosco è la politica!
Io non parlo di cose che non conosco... L’errore della politica è proprio questo, vuol parlare di cose che non sa e che non le competono, come la vita e la morte di un figlio.
La lettera parla di 'offensiva clericale contro le donne', di una 'vera e propria crociata bigotta'... Non è un mistero che la Chiesa in passato è stata anche più che bigotta nei confronti delle donne, per secoli cacciate, esorcizzate, viste come demoni. Ma questi sono gli errori degli uomini, Cristo invece è andato loro incontro, le ha amate, una delle colpe che lo ha portato alla crocifissione è di aver parlato con le donne quando ancora era loro vietato toccare i testi sacri, di aver accolto le peccatrici dando scandalo ai farisei. Della Maddalena ha fatto la sua discepola diletta, la prima che lo vide risorgere. E, per tornare ai nostri giorni, Papa Wojtyla ha abbracciato le donne, ha chiesto loro perdono per gli errori del passato.
Quanto al diritto all’aborto? Io non giudico una madre disperata che, di fronte all’ipotesi di mettere al mondo un figlio gravemente deforme, non si sente in grado di accettarlo. Non giudico perché posso capire la debolezza umana.
Ma il vero diritto di una donna è quello alla maternità: il figlio è il più grande atto d’amore e il suo mistero resta intatto. L’occasione che la madre dà al suo bambino è ogni volta un miracolo, ed è una bestemmia negare tutto questo in nome di un femminismo che è l’opposto dell’essere femmina, nel senso più alto del termine.
Lei ha avuto quattro figli... Mi avevano detto che ero sterile, così ho fatto ogni genere di cura, a quei tempi non c’erano che trattamenti termali e poco altro... Fatto sta che grazie a Dio sono diventata madre. Eppure quando aspettavo mia figlia Barbara stavo malissimo, ero stata in manicomio, avevo subìto l’elettrochoc, tanto che un medico mi 'consigliò' di rinunciare alla gravidanza: rifiutai naturalmente l’aborto (clandestino) e lottai con i denti per la mia creatura.
Una vera madre di fronte alle difficoltà non rinuncia al figlio, combatte come una leonessa per lui.
Donne come la Dama Bianca e Mina per la maternità hanno sfidato il mondo, il giudizio della società, perfino il carcere, e i pregiudizi anche da parte della Chiesa, questo è vero, ma io penso che se non facciamo capo alla misericordia di Dio non abbiamo capito nulla.
La lettera chiede anche che ai bambini fin dalle elementari sia insegnata l’educazione sessuale.
Per carità, lasciamo ai bambini i loro sogni, lasciamo che crescano nello stupore. Sarà la vita a svegliarli anche troppo in fretta.
Qual è il suo contro-appello alle firmatarie della lettera, donne famose come Margherita Hack, Dacia Maraini, Fiorella Mannoia, Lidia Ravera? La creazione del mondo si ripete ad ogni nascita, il bambino non si può annientare, nasce da un atto di poesia... Davide Maria Turoldo, quando prese in braccio la mia prima figlia Manuela, mi disse «è la tua poesia più bella». Queste donne se la prendono con la Chiesa, ma io dico che certi rigori invernali sono caduti o stanno cadendo, ora è primavera, tempo di mandorli in fiore. Della Chiesa si può rifiutare l’autoritarismo, non l’autorevolezza.
Morale? Queste controversie su vita o morte di un figlio mi lasciano senza parole. Noi un tempo ci donavamo al nostro compagno con tutta la dedizione corpo-spirito e il bambino era una benedizione. Non so niente di pillola abortiva o del giorno dopo: non erano di moda... Le donne giovani che mettono in bocca all’anziano certe parole sbagliano, perché noi eravamo ben lontani da questo 'utilizzo' del bambino. Posso soltanto dire che dopo i dolori del parto subito dimenticavo quella crocifissione per gioire della vita nuova. Non sono in grado di dare altri giudizi e sono ben lontana dal fare politica o dall’essere femminista, solo vorrei che tra uomo e donna si stabilisse quell’intesa meravigliosa che si chiama amore, in cui il figlio rappresenta la chiave della verità.

4 commenti:

  1. - 27/02/2008 10.20.45
    Che dire... come sai, sono dell'idea che ognuno debba pensarla come vuole sulle questioni di carattere morale. Pertanto, lungi da me anche solo il pensare che un discorso come questo, se fatto a livello personale, non sia legittimo. Meno legittimo, credo, è il generalizzarlo, con assunzioni tipo "in cui il figlio rappresenta la chiave della verità" (secondo chi ? E' un'opinione di chi scrive !) o "in nome di un femminismo che è l’opposto dell’essere femmina, nel senso più alto del termine" (anche qui, si tratta di un'opinione... legittima, come ogni opinione, a patto che non la si generalizzi assumendola a concetto di validità universale).
    Ciò che in realtà mi fa un po' sorridere di discorsi di questo genere è la pretesa di certa gerarchia ecclesiastica (e di certa politica, che alle gonne dei preti sempre si attacca, per trarne vantaggio... sia a destra sia a sinistra...) di porsi come unico baluardo in difesa della vita. In realtà fin troppo facile sarebbe far notare che non esiste solo la vita del nascituro (presunta: non tutte le culture, non tutte le religioni, non tutte le legislazioni sono concordi nel definirla vita in modo equivalente a quella di una persona nata), ma esistono anche la vita, e la salute (fisica e psicologica) della madre. Molti discorsi di chi strumentalizza la discussione sull'aborto come discussione politica, ma anche di chi utilizza l'argomento come leva morale (per lo più per indicare per chi votare, in barba alla nostra Costituzione), ignorano bellamente il fatto che una donna incinta è una persona viva, e non semplicemente un contenitore di (presunta, nel senso di prima) vita. Questo è certo molto triste, ma che la donna in certi ambienti non sia mai stata trattata tanto bene non è cosa che si scopre adesso...
    Sottoscrivo invece pienamente il monito iniziale sul non parlare di cose che non si sanno: "Io non parlo di cose che non conosco... L’errore della politica è proprio questo, vuol parlare di cose che non sa e che non le competono, come la vita e la morte di un figlio.". Un po', non so... come se un Papa volesse parlare di procreazione, un cardinale di abitudini ed orientamenti sessuali, un sacerdote di matrimonio... ve lo immaginate ?

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  2. - 28/02/2008 0.12.53

    Caro Pietro, certo che si tratta di un’opinione, è un’intervista… E’ un’opinione che, agli occhi di chi crede che LA Verità esista, ha il sapore di una verità conquistata dolorosamente e intensamente. E la Merini, a differenza di altre, non ha preteso di generalizzarla con petizioni in cui la prima persona plurale è usata arbitrariamente a nome di tutte le donne.

    “Ciò che in realtà mi fa un po' sorridere di discorsi di questo genere è la pretesa di certa gerarchia ecclesiastica (e di certa politica, che alle gonne dei preti sempre si attacca, per trarne vantaggio... sia a destra sia a sinistra...) di porsi come unico baluardo in difesa della vita.” Come sempre, la Merini è voce di se stessa e di nessuna gerarchia ecclesiastica.

    “Esistono anche la vita, e la salute (fisica e psicologica) della madre”, certo. La gravidanza non è una malattia. Solo in rari casi pregiudica la salute fisica della donna, e questi casi vanno considerati quali sono: eccezioni. La gravidanza è un avvenimento naturale, l’aborto indotto no. Tra i due, quello che più facilmente può pregiudicare la salute della donna è il secondo. Se priva di un adeguato supporto psicologico la donna può poi scegliere senza piena consapevolezza l’aborto e pagarne le conseguenze per tutta la vita. Questo dice chi chiede in primo luogo che la legge sia applicata nella sua interezza.

    Quanto a quello cui alludi scrivendo: “che la donna in certi ambienti non sia mai stata trattata tanto bene non è cosa che si scopre adesso…”, ti cito quanto scrive Regine Pernoud, grande storica del Medioevo: "Le donne di oggi, femministe comprese, hanno ancora parecchio da fare prima di raggiungere il prestigio e l'influenza che ebbero nel Medio Evo cattolico".

    Il Papa parla di procreazione, i sacerdoti di matrimonio perché in entrambi i casi si tratta di vocazione e di Amore… se non ne hanno esperienza loro! Viziando -come fai tu- il senso delle parole della Merini potremmo arrivare a sostenere che nessun uomo (maschio) possa parlare della gravidanza e dell’aborto fino a quando non ne vedremo uno in giro col pancione o che nessun laico possa pronunciarsi sul celibato ecclesiastico… no?

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  3. - 28/02/2008 9.50.39
    Be', la lieve differenza è che un laico in genere non tenta di imporre al sacerdote le proprie convinzioni sul celibato.
    Quanto al fatto che con lo stesso discorso si possa concludere che uno uomo (maschio) non dovrebbe poter parlare di gravidanza ed aborto, be', direi che il ruolo e la posizione di chi all'inizio di quella gravidanza potrebbe aver contribuito non sono esattamente le stesse di chi per scelta da questo genere di questioni si tiene, a livello personale, prudentemente lontano. Non so - non essendo mai stato né l'una né l'altro, nella mia vita attuale - quale sia l'esatta differenza tra essere madre ed essere padre. Credo che quasi nessuno dubiterebbe, però, che tale differenza sia molto più piccola di quella che passa tra chi vive la sessualità e l'amore senza preclusioni (non farmi scrivere "in modo normale", sai che non corrisponde al mio modo di vedere le cose) e chi, per scelta assolutamente legittima, decide di fare diversamente.
    Siamo perfettamente d'accordo infine sul fatto che sarebbe bello se, con scelta pienamente consapevole, nessuna donna decidesse di abortire. Ritengo semplicemente che non debbano essere demonizzate donne che, con scelta pienamente consapevole, decidano invece di farlo (e scrivo "donne" ma intendo "coppie", nella speranza che, in generale e quando possibile, si tratti di scelte condivise e non della sola madre). E dare per scontato, come fanno in molti, che decidere di abortire sia (quasi) sempre frutto di scarsa consapevolezza e porti a conseguenza che si pagheranno per tutta la vita, be', non è esattamente un modo "non demonizzante" di iniziare il discorso...

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  4. - 28/02/2008 18.08.03

    Caro Pie’, ovviamente la conclusione del mio discorso voleva rappresentare una dimostrazione per assurdo: ovvio quindi che chiunque possa pronunciarsi su esperienze che non vive in prima persona ma che in qualche modo lo coinvolgono (vocazione, amore et c.)... Quello che mi preme sottolineare è che NESSUNO DEMONIZZA le donne che abortiscono; richiamo a questo proposito la tua attenzione sul passo dell’intervista che ho riportato: “non giudico una madre disperata che, di fronte all’ipotesi di mettere al mondo un figlio gravemente deforme, non si sente in grado di accettarlo. Non giudico perché posso capire la debolezza umana”. Non si può però ignorare il DATO DI FATTO che in molti casi ci sia scarsa consapevolezza nella scelta di abortire, scarsa consapevolezza non imputabile tanto alla responsabilità individuale quanto ad un sistema che non si preoccupa di favorirla. Questa “falla” nel sistema sono le donne a scontarla: basta lanciare la ricerca su google per trovare decine di testimonianze di dolore e pentimento. La richiesta di una migliore applicazione/revisione della legge parte proprio dall’amore per le donne.

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