Daisypath Happy Birthday tickers

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Daisypath - Happy Birthday

domenica 28 gennaio 2007

Dialogo tra Morfeo e Sofia

MORFEO: Orsù, muoviti, sloggia… Non è più posto per te questo!

SOFIA: Povera me, sfrattata così malamente dalla mia casa? Perché fai questo?

MORFEO: La tua casa? Povera illusa! Sei vecchia, ormai, e in questa società del telecomando i vecchi sono ormai inutili, anzi dannosi, fastidiosi, ecco. Con tutte quelle stupide ciance! Via, cambia canale!

SOFIA: Ma questo è il mio tempio, qui mi hanno destinata i fati a rinascere nei secoli e nelle menti, sempiterna!

MORFEO: Puah, i fati! Non ho memoria né interesse per i fati! Qui ora hanno me. E le merendine, mie ancelle: intorpidiscono i cervelli, stancano le mandibole… Vedessi i panini, poi! Un tempo l’avevo dura: i panini erano un pasto completo. Ora sono snack, tutto è snack, peggio per te che non ti sei voluta adeguare!

SOFIA: Adeguare? E come? Non posso adeguarmi. Lo snack è figlio della fretta, io vado assimilata lentamente. Lo snack si divora, io devo essere assaporata, per ognuno ho un gusto diverso sai… E’ come l’arcobaleno! Per lo snack basta una moneta di mamma e papà… Io non posso essere comprata, vado conquistata con dedizione e pazienza, fatica e…

MORFEO: Fatica? Sfrattata da un pezzo anche lei, come ora faccio con te! L’ho servita a lungo, e questo è il tempo della mia vendetta! Ora io regno sovrano: non vedi i miei figli? Sguardi persi nel vuoto, sorrisi svagati…

SOFIA: Ma dove sono la gioia, l’entusiasmo che mi scortavano un tempo?

MORFEO: Gioia? Entusiasmo? Fuori moda! E chi li cerca? Una sigaretta e sono soddisfatti! E poi devi capirlo. La gioia è inutile. A che serve l’entusiasmo? A che serve la fatica? A cosa servi TU?

SOFIA: A nulla, è questa la mia forza. Io non sono schiava di nulla, non ho padroni.

MORFEO: Ecco. Te lo dicevo che sei vecchia. Qui sono tutti schiavi, si credono liberi e sono miei sudditi, e sudditi di tutto ciò che li lusinga, senza appagarli… ma che importa? Una sigaretta e sono soddisfatti!

In scatola

Al trasloco manca ormai solo un giorno. In casa si fibrilla. Tutto in scatola… Non immaginate come sia difficile chiudere la propria vita in scatola, quei tanti oggetti sparsi sui mobili… Ricordi o meglio segni che richiamano ricordi, speranze, sogni… Eppure, in una scatola infine, tutto riacquista il proprio valore di “cosa”, non indispensabile, esistenza ignorata da tempo… Eppure non so buttare. Perché conserviamo cose? Forse proprio per ritrovarle un giorno, durante un trasloco, riderne e… fare memoria di noi.

sabato 20 gennaio 2007

Saddam e un bambino sgozzato

Strage di Erba: “la ragazza della porta accanto” è diventata bersaglio di lucida follia omicida. Odio covato a lungo… con la complicità di un contesto che fomenta l’odio. Penso che nessuno di noi possa sentirsi del tutto incolpevole di fronte a queste tragedie… Per cose non dette con sufficiente convinzione, non dette e basta, o al contrario, dette con troppa superficialità.

Iraq, 26/12/2006: Saddam Hussein viene impiccato… Secondo una legge che asseconda l’odio e dichiara che un essere umano può togliere la vita ad un altro, in applicazione della Giustizia.

[…]Una feroce
forza il mondo possiede, e fa nomarsi
Dritto […]

(ALESSANDRO MANZONI, Adelchi, atto V)

A questa Giustizia dell’odio seguono altre morti, vendette, stragi.

Italia, Erba: un bambino innocente è sgozzato, per odio. I mostri non nascono dal nulla.
Più di tanti discorsi, di tanti “Porta a Porta”, per esorcizzare il male vale una parola controcorrente: PERDONO. Perdono di un padre che ha perso la figlia, marito che ha perso la moglie, nonno che ha perso il nipotino… L’Amore si erge contro l’Odio, questo e solo questo può cambiare il mondo; che non resti un esempio isolato, che porti frutto, come quella croce, 2000 anni fa.
Non gridate più

Cessate d'uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell'erba,
Lieta dove non passa l'uomo.

(GIUSEPPE UNGARETTI 1888 - 1970)

venerdì 19 gennaio 2007

Fine quadrimestre

Bilanci e un po’ di cifre per chi crede che insegnare sia un lavoro part-time:

Giorni primo quadrimestre: 129 (domeniche e festivi compresi);
Compiti in classe preparati (prima) e corretti (poi): 455.

E si riparte!

Tanti auguri a me!

14 gennaio, toccata soglia 28! Bel numero, tondo, pari, il doppio del giorno del mio compleanno… mi piace… non vi dico quando poi ho appurato che è la somma di tutti i suoi divisori … la scoperta mi ha messo di buon umore per tutta la giornata (grazie Pie’)!
Ventotto anni pieni, bellissimi, che rivivrei proprio così, con tutti i momenti belli e quelli brutti, le gioie e i dolori, le fatiche, le soddisfazioni… ventotto anni di cui vado fiera e ancora, anche nelle loro due cifre (vero Amore? ) densi di promesse. Grazie a tutti quelli che li hanno condivisi con me, anche solo per un giorno, per un breve tratto di strada… E grazie a tutti coloro che con me hanno festeggiato… anche senza saperlo !
un abbraccio

sabato 13 gennaio 2007

LA DIVINA COMMEDIA, UNA LEZIONE D’AMORE (4)

 (Continua da qui...)

Amore è cercare ad ogni passo di migliorarsi per essere degni dell’altro, è camminare, volare insieme, fianco a fianco, occhi negli occhi, verso il Mistero, la fonte dell’Amore, senza smettere mai di conoscere, di crescere, di domandare e di rispondere.

Amore è la libertà a noi concessa, la più grande e meravigliosa, è libertà di accogliere, di scegliere:

Or ti puote apparer quant' è nascosa
la veritate a la gente ch'avvera
ciascun amore in sé laudabil cosa;
però che forse appar la sua matera
sempre esser buona, ma non ciascun segno
è buono, ancor che buona sia la cera».
[…]
Onde, poniam che di necessitate
surga ogne amor che dentro a voi s'accende,
di ritenerlo è in voi la podestate.
La nobile virtù Beatrice intende
per lo libero arbitrio, e però guarda
che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende».
(Pg, XVIII)

L’amore qui… è un assaggio, una promessa di quell’ “amor che move il sole e l’altre stelle”.

LA DIVINA COMMEDIA, UNA LEZIONE D’AMORE (3)

(Continua da qui)

Più vicino, sempre più vicino…
Amore è alla fine di una giornata di fatica sentirsi impazienti di uscire, di camminare, per stare con lei/lui, solo per vederla/o qualche minuto.

Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
tu la vedrai di sopra, in su la vetta
di questo monte, ridere e felice».
E io: «Segnore, andiamo a maggior fretta,
ché già non m'affatico come dianzi,
e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta».
(Pg. VI)

Amore è vederla/o bellissima/o ogni giorno come la prima volta.

così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato ch'a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.
(Pg. XXX)


Amore è perdersi nei suoi occhi, con una dolcezza indicibile, e trovarvi la felicità.

Io mi rivolsi a l'amoroso suono
del mio conforto; e qual io allor vidi
ne li occhi santi amor, qui l'abbandono:
non perch' io pur del mio parlar diffidi,
ma per la mente che non può redire
sovra sé tanto, s'altri non la guidi.
Tanto poss' io di quel punto ridire,
che, rimirando lei, lo mio affetto
libero fu da ogne altro disire,
fin che 'l piacere etterno, che diretto
raggiava in Bëatrice, dal bel viso
mi contentava col secondo aspetto.
Vincendo me col lume d'un sorriso,
ella mi disse: «Volgiti e ascolta;
ché non pur ne' miei occhi è paradiso».
(Pd. XVIII, 7-21)

Amore è capirsi al volo, senza bisogno di parole.

[…]quella,
cui non potea mia cura essere ascosa
(Pd, II)
 
Amore è prevenire i desideri dell’altro/a.

Ma ella, che vedëa 'l mio disire,
incominciò, ridendo tanto lieta,
che Dio parea nel suo volto gioire:
(Pd, XXVII)

Amore è capire e sorridere dei suoi limiti.

Sùbito sì com' io di lor m'accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi;
e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.
«Non ti maravigliar perch' io sorrida»,
mi disse, «appresso il tuo püeril coto,
poi sopra 'l vero ancor lo piè non fida,
ma te rivolve, come suole, a vòto:
vere sustanze son ciò che tu vedi,
qui rilegate per manco di voto.
Però parla con esse e odi e credi;
ché la verace luce che le appaga
da sé non lascia lor torcer li piedi».
(Pd, III)

Amore è capacità e volontà di adattarsi all’altro.

Già eran li occhi miei rifissi al volto
de la mia donna, e l'animo con essi,
e da ogne altro intento s'era tolto.
E quella non ridea; ma «S'io ridessi»,
mi cominciò, «tu ti faresti quale
fu Semelè quando di cener fessi:
ché la bellezza mia, che per le scale
de l'etterno palazzo più s'accende,
com' hai veduto, quanto più si sale,
se non si temperasse, tanto splende,
che 'l tuo mortal podere, al suo fulgore,
sarebbe fronda che trono scoscende.
(Pd XXI, 1-12)


Amore è fare il tifo per lei/lui, quando ci cerca tra il pubblico.


vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!
(Pd, XXXIII)


(Continua qui)

venerdì 12 gennaio 2007

LA DIVINA COMMEDIA, UNA LEZIONE D’AMORE (2)


(Continua da qui)


A questo punti gli impazienti lettori, punti sul vivo nella loro “Vita Nova”, taglieranno corto: “ok, ho capito, amore puro, divino, «donna angelo»… tutte cose lontane dalla realtà, troppo medievale, Dante, troppo inumano”… Povera scuola, ridotta a “fabbrica di etichette” per l’angustia dei tempi, per il rincorrersi delle scadenze, perché ormai “forzata”, subordinata alla logica «dell’utile ed efficiente»….

Calma, ci vuole calma.
Serve calma per capire che Dante svela a poco a poco la natura di un Amore molto più umano di quanto si possa credere, vicino all’esperienza quotidiana di chi tra noi ha il privilegio di viverlo.


Dante insegna che l’Amore è ciò che ci soccorre quando siamo “smarriti”, quando siamo confusi e non sappiamo più cosa è bene e cosa è male l’Amore risveglia la nostra ragione, che “per lungo tempo parea fioca”, e ci impedisce di perderci:

Or movi, e con la tua parola ornata
e con ciò c'ha mestieri al suo campare,
l'aiuta sì ch'i' ne sia consolata.
I' son Beatrice che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse, che mi fa parlare.
(If. II)

Amore è ciò che ci dà la forza di andare avanti quando siamo assaliti dai dubbi, ciò che rinvigorisce le nostre forze quando la salita sembra troppo ardua:

Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,
tal mi fec' io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch'i' cominciai come persona franca:
«Oh pietosa colei che mi soccorse!
e te cortese ch'ubidisti tosto
a le vere parole che ti porse!
Tu m'hai con disiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch'i' son tornato nel primo proposto.
Or va, ch'un sol volere è d'ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro».
(If. II)


(Continua qui)

giovedì 11 gennaio 2007

LA DIVINA COMMEDIA, UNA LEZIONE D’AMORE (1)

Perché studiare Dante? 

Perché a giovani a cui si vuol far credere che l’amore è egoismo, fiction, sesso o copyright di Maria de Filippi Dante insegna – anche- ad Amare. E si può credere a tutto o a nulla ma l’Amore è un desiderio che sboccia nel cuore di ciascuno.

Dante insegna ad Amare. 

Insegna prima di tutto che Amore non è  “Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende” per una “bella persona”, non è –solo- attrazione fisica, né volontà egoistica di possesso, “Amor, ch'a nullo amato amar perdona”, Amore non è evasione letteraria in fantasticherie, “Noi leggiavamo un giorno per diletto”, né passione che subito divampa, incontrollata -“quel giorno più non vi leggemmo avante”- che sminuisce l’uomo, negando la sua libertà, riducendolo a preda di una forza che lo “prende”, lo trascina, preda di un istinto che ne frustra la razionalità (“che la ragion sommettono al talento”). E la grandezza di Dante sta nel dirci tutto questo senza superbia e con l’umana pietà di chi per primo riconosce di non essere perfetto, di chi riconosce di aver amato male e ha la forza di ammetterlo negando la seducente attrattiva della passione di cui ha nutrito la propria adolescenza, quando si rifugiava in camera per pensare a Beatrice, sognava l’amata divorare il suo cuore, sorretta tra le braccia da Amore, potente signore, spaventoso idolo, e non mangiava, non dormiva, spasimava per un sentimento che lo rendeva schiavo…


(Continua)

Trasloco

- 20 giorni all’alba e un moltiplicarsi inimmaginabile di libri… Inizio a credere che i mobili di casa mia abbiano qualcosa (la quarta dimensione?) in comune con la borsa di Mary Poppins… Bello riappropriarsi di oggetti dimenticati ma nella frenesia dei preparativi la poesia si traduce troppo spesso in panico… speriamo non funzioni come per le valigie che al ritorno da un viaggio non lasciano più riporre ciò che agevolmente contenevano… In compenso sto diventando una campionessa di Tetris e maturando una vocazione da imballatrice…

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