Daisypath Happy Birthday tickers

Daisypath Happy Birthday tickers

Daisypath - Happy Birthday

sabato 23 dicembre 2006

16/12/2006 Ottentotti

Sabato, quarta e penultima ora. Gli alunni sono stanchi, i professori –umani al di là di quanto si dica e pensi- anche. Ora di supplenza. Devastante.
Entro nell’aula con le migliori intenzioni: se hanno da studiare, bene; se no, potrò chiarire dubbi, aiutare nel ripasso, simulare interrogazioni, guidare nell’esercizio, aprire un dibattito; insomma, rendermi utile. Qualcuno dirà: chi te la fa fare? Hai compiti da correggere, lezioni da preparare… Già. Ma per me il rapporto umano e ogni occasione di rapporto umano valgono molto di più del farmi “i fatti miei” in cattedra.
Una parte della classe studia. Un gruppetto si accinge a giocare a carte. Amo i giochi di società, soprattutto sotto Natale. Ma non a scuola, non in classe, non in orario di lezione. Vieto il gioco e invito all’impegno. Propongo un dibattito, il ripasso collettivo, individuale… Nulla. Cerco di conoscerli. Nulla. Massima ambizione a 17 anni sembra quella di fare la vita dei pensionati del circolo (con tutto il rispetto per questi ultimi, che sicuramente si saranno guadagnati il meritato riposo).
Non mi aspetto molto, ma qualche sano interesse? Anche solo un po’ di curiosità per la vita, per gli altri, per chi cerca di mettersi in relazione con te? Capisco di appartenere irrimediabilmente alla categoria delle “oppressoresse” (termine coniato dai miei alunni di V, onore al merito) ma sono comunque, prima di tutto, un’altra persona che cerca semplicemente di entrare in relazione… Cosa vengono a fare a scuola, nel pieno della giovinezza, se non sentono, nonostante la fatica, che le relazioni sono in grado di dar loro qualcosa? Giocare a carte coi soliti amici in un’ora di supplenza è il massimo della novità cui si può aspirare per non veder compromesso il proprio equilibrio psico-fisico?
Amarezza e molti interrogativi…
Saranno i professori come i poeti?

Il poeta […] per quanto esimio egli sia, non arriverà mai a scuotere fortemente l’animo de’ lettori suoi […] se questi non sono ricchi anch’essi della tendenza poetica passiva. Ora, siffatta disposizione degli animali umani, quantunque universale, non è in tutti gli uomini egualmente squisita.
Lo stupito Ottentotto, sdraiato sulla soglia della sua capanna, guarda i campi di sabbia che lo circondano, e s’addormenta. Esce de’ suoi sonni, guarda in alto, vede un cielo uniforme stenderseli sopra del capo, e s’addormenta. Avvolto perpetuamente tra il fumo del suo tugurio e il fetore delle sue capre, egli non ha altri oggetti, dei quali domandare alla propria memoria l’immagine, pe’ quali il cuore gli batta di desiderio. Però alla inerzia della fantasia e del cuore in lui tiene dietro di necessità quella della tendenza poetica” (G. BERCHET, Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo).

“I suoi veri lettori stanno a milioni nella terza classe […] che comprende tutti gli altri individui leggenti e ascoltanti […] che ritengono attitudine alle emozioni” (op. cit).

Speranza.

1 commento:

  1. 06/01/2007 14.30.17
    Prof., non può non ammetterlo... Noi siamo i migliori :-) Ci sono classi che fanno letteralmente paura, ma la nostra è semplicemente perfetta... Un pò vivace a volte, certo... Ma con noi non ci si annoia mai!

    RispondiElimina

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails