Daisypath Happy Birthday tickers

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Lilypie - Fourth Birthday

lunedì 8 dicembre 2014

Sei anni

Sei anni, bimba mia dalle grandi emozioni e dal cuore tenero, sei anni di noi, sei anni che danno senso e luce al tempo, alle generazioni, alle vite di molti, soprattutto alla mia. Grazie, Amore mio, per ogni giorno, per ogni capriccio, per ogni sorriso, per ogni slancio, per la cura e l'impegno nel farmi felice, per la determinazione nel far valere il tuo punto di vista, per la felicità nel tuo sguardo, quando mi vedi all'uscita da scuola; grazie perchè mi ami quando sono seria, ma ancora di più quando ti faccio ridere e rido con te; grazie per l'insistenza con cui mi vuoi presente, sempre e totalmente, a prescindere dall'opportunità, dal momento, a prescindere da tutto, grazie per l'Amore ostinato con cui mi pretendi al tuo fianco, nei momenti cruciali e in quelli che paiono inessenziali, ma resisteranno al tempo e saranno per sempre,per noi, fatti di noi. 

  Auguri tesoro mio, Auguri mia Letizia.










lunedì 1 dicembre 2014

Sono vivo se mi parli

Ci sono giorni come sale sulle ferite, giorni in cui vorrei essere lontano anche e soprattutto da me stessa.
Ci sono giorni di sollievo e di speranza, giorni in cui più autenticamente mi immergo nella vita, con il mio carico di dolore che dà più consapevolezza al tempo.
In questa altalena, è già finito novembre ed ero convinta si fosse appena a metà ottobre, presentassente alla vita, su e giù, sempre in bilico.
Mi rendo conto di aver bisogno di tempo per tornare a vedere e a sentire, come fossi neonata, ancora e ancora. Mi rendo conto di aver bisogno di ancora più tempo per lasciar andare la paura che tutto, da un momento all'altro, possa precipitare, per tornare a fidarmi e ad affidarmi.
Provo a distogliere la mente, sono diventata brava a schivare i pensieri disperanti, quelli che parlano di un vuoto troppo profondo, quelli che guardano avanti e vedono l'assenza. Ma salvo e custodisco preziosi i ricordi, e parlo, con mio padre. Mi risponde sempre. Per ora nella mia mente, come un'eco di me, di noi. Spero di tornare a sentirlo presto anche fuori di me, parte di una Presenza più grande che adesso ancora colgo ogni giorno, nelle parole di un libro o di una poesia, nei piccoli grandi eventi della vita, ma con il cuore ovattato dal dolore, come da lontano.

mercoledì 12 novembre 2014

Accoccolata nella bellezza

Devo far pace con tante cose. 
Devo far pace con le mie montagne, che sono le ultime cose che mio padre ha abbracciato con lo sguardo, con il suo passo calmo e regolare, con i suoi gesti - li immagino, li conosco tutti; devo far pace con il sole che sorge, nonostante tutto, ogni mattina, con la natura che è bella, nonostante tutto, ogni giorno intorno, con la vita che continua, infinitamente più povera, e tuttavia ogni giorno un po' più ricca, sempre piena, sempre vita.

Per la prima volta non mi turba la pioggia, non ne aspetto la fine*; mi piacciono questi giorni che non mi chiedono altro che di sentirmi come mi sento, che sospendono le ansie da prestazione e le pretese del mondo; giorni fatti per stare, semplicemente, per abituarsi al suono che le gocce producono sul tetto nuovo del caseggiato di fonte alle mie finestre, per osservarle colpire i vetri e scivolare giù, per stare a casa, senza corse, senza cercare di stipare di impegni la giornata già frenetica, per sedere alla scrivania, tra una partita di jenga e l'altra con le figlie, e rubare il tempo di qualche correzione ai loro disegni, col sottofondo delle fiabe sonore, per fare il pane o i biscotti, per stendere un bucato, per leggere. 

Mai come ora ho amato il mio lavoro. 
In questi due mesi mi sono sentita una frana quasi in tutto: come madre, che avrebbe dovuto capire il valore prezioso di ogni istante e invece scivolava via, con gli occhi pieni di lacrime e la mente piena di pensieri tristi; come moglie, altrettanto sfuggente; come amica... solo nel mio lavoro non è successo, anzi.
Guardo con affetto, come promesse realizzate e riconquistate, i pacchi di compiti in mia attesa sulla scrivania - pazienza se son deludenti, a volte, c'è solo ancora tanto da fare e da costruire; entro sorridente, come sempre, a scuola e in aula, mi piace stare con i ragazzi, li amo come li ho sempre amati, mi entusiasmo come sempre, nuove idee, nuovi progetti, ogni volta gli stessi contenuti, ogni volta diversi.
Dico ai ragazzi che la scuola è la loro isola felice, la loro grande occasione, che tutti i pesi possono restare fuori e lì si è soli, completamente padroni di sé e della propria vita, a fare i conti con la bellezza della scoperta di sé e del mondo.
Ed è così anche per me. 

Lascio fuori la tristezza, o meglio, ne porto con me solo l'aspetto più prezioso, quello che rende più acuto lo sguardo, più sensibile il cuore. Riscopro ogni poesia, ogni passo de I Promessi sposi, sotto una luce nuova; tutti parlano più a lungo e più profondamente alla mia anima; amo le mie materie ancora di più, perchè davvero salvano ciò che ci rende umani, Amore e dolore, sublimati in bellezza.
Così, ogni giorno, accoccolata in questa bellezza, lentamente faccio pace con la vita, sollevo la mia Croce e mi metto in cammino.



***

*Ovviamente qui parlo di percezione del tutto soggettiva e personale. Per tutti coloro che il maltempo sta mettendo a dura prova spero e prego che finisca presto.

venerdì 31 ottobre 2014

Le noci del nonno

C'è un parco, vicino al cimitero, dove giocavo spesso con mio padre da bambina. E in questa stagione andavamo lì insieme a raccogliere noci. Non ricordo quando abbiamo perso quell'abitudine, quanto sia rimasta Excalibur ad aspettarmi, nascosta tra i rami del grande abete all'ingresso. Il parco è diventato per qualche tempo malfamato e mal frequentato e non ci sono tornata più. Fino ad ora. Prima da sola, per nascondere di nuovo la nostra spada magica; oggi con Diletta. Mentre la nonna andava al cimitero, l'ho portata sotto i grandi noci, gli stessi dove mi piaceva tanto andare con mio padre, bambina. Abbiamo iniziato a cercare noci, ne abbiamo trovata qualcuna - non credevo, non speravo, dopo tanti anni- Diletta ha iniziato a ripulirle dal mallo con le mani e io mi sono trovata a insegnare a lei come farlo con i piedi, ripetendo i gesti che mio padre aveva tanto tempo prima insegnato a me. E lui era lì, di nuovo, nei nostri movimenti, nei nostri giochi con i bastoni, nel suo orologio, al mio polso.






mercoledì 22 ottobre 2014

Pandora

Consapevolezza. 
Dolorosa come il restringersi 
della pupilla alla fine del tunnel. 
Di Pandora giace il vaso, 
scoperchiato, vuoto
guscio attraversato dal male.
Lieve 
si libra in volo la speranza.

venerdì 10 ottobre 2014

La storia infinita

Ci sono ricordi che mi assalgono all'improvviso, altri dai quali mi lascio coccolare nei rari momenti di pausa. Mi aggrappo ai ricordi, mi spaventa la distanza, quel tempo che dovrebbe lenire ma che non voglio cancelli o allontani. Mi cullo nei ricordi e qualche volta non piango, perchè li ritrovo lì, presenti e vivi, nei gesti di ora, nella felicità negli occhi delle mie figlie quando mi scorgono all'uscita da scuola, nelle chiacchierate sulla via del ritorno, nei saltelli gioiosi, incontenibili, con l'ombrellino in mano, negli occhi che ridono, nella mano nella mano. E mi rendo conto che la vita non puoi comunque limitarti a leggerla; la devi scrivere, allo stesso tempo, e come in ogni buona storia, dalla lettura la scrittura nasce arricchita, più intensa, più bella.

Leggo i miei ricordi, vivo il mio presente, scrivo quelli che saranno i ricordi delle mie figlie, le letture su cui innesteranno le loro storie.























venerdì 3 ottobre 2014

L'Amore non muore mai

Ho impastato terra, in questi giorni, la terra della tomba di mio padre, su cui ho piantato l'erica di montagna... "che nel gusto ci guadagna" - avrebbe detto lui. Ho impastato cene per i miei cari, le polpette con la menta del suo giardino che mio padre amava tanto... gli sarebbero piaciute, molto. Ho impastato lacrime e ricordi, ma ho cercato di condirle sempre con il sorriso, perchè "è inutile piangere, Anna Maria"... anche se a volte fa tanto bene, babbo mio. Non sono più lacrime di struggimento, però. Chissà se un giorno smetteranno di scendere lasciando solo il sorriso sui tanti, bei ricordi. E' che mi aspettavo che fosse qualcosa di solenne, il saluto, non un vederti semplicemente salire in ascensore, e poi non vederti più. 
Ma la tua voce la sento, quasi in ogni momento, un controcanto alla mia, ed è tenera e affettuosa, come quando mi mettevi la mano sulla spalla e mi dicevi: "Beh, è ora di andare, Anna Maria, si sta facendo buio". 
Cerco di fare le cose come le avresti fatte tu, mi trovo a pensare come pensavi tu, a far tesoro di ogni discorso fatto. Anche se poi il nostro rapporto non aveva bisogno di parole, anzi, ti rintronavo con i miei discorsi. Ora rintrono i miei ragazzi, incuriositi, chissà, da questa prof. un po' matta innamorata di tutto.
Oggi era la festa dei nonni ed è stata un po' più dura, quando sono arrivata e non c'eri tu, sulle scale, ad accogliere le "polpacchiotte", pronto a sfinirti di giochi. Però è arrivata subito una farfalla, a consolarmi. Come quell'uccellino dal canto insistente al cimitero... Osservo e amo la natura come mi hai insegnato a contemplarla e ad amarla tu: "Guarda che tavolozza meravigliosa di colori, Anna Maria"; e la guardo ogni giorno, guidando tra i gialli delle risaie e dei campi di granturco,  tornando a casa quando la nebbia ha ceduto il posto al sole e all'azzurro.
Mi impegno e tu continui ad insegnarmi, anche ora; ho smesso di delegare tante cose e sto imparando, piano piano. 

Si diventa improvvisamente adulti, perchè "è nell'ordine delle cose" -dicono- e anche se non c'è più chi c'era da sempre, dal tuo sempre, nessuno vede la bimba smarrita che ti porti dentro. E tuttavia si diventa improvvisamente adulti anche perchè ci si sente d'un tratto più forti, di una forza nuova che non è più soltanto la tua. E nasce una nuova fratellanza con chi ti offre il suo affetto e il suo dolore tanto simile al tuo e che solo ora comprendi, mentre lo rivivete insieme.

E poi c'è chi, stasera, mentre scrivevo queste parole, ha pasticciato con le prime lettere e ha scritto, chissà come, il tuo soprannome, quello che ti avevo dato io. 



E chi non è voluta andare a dormire finché non ha finito di scrivere, disegnare e colorare questo biglietto per te - "Mamma, poi lo leghiamo ad un palloncino e lo facciamo volare in cielo": 



Siete voi che giocate a nascondino. Ha detto così Letizia, ha usato il presente. 
E io ho capito. L'Amore non muore, mai.





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