Daisypath Happy Birthday tickers

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Lilypie - Fourth Birthday

venerdì 10 ottobre 2014

La storia infinita

Ci sono ricordi che mi assalgono all'improvviso, altri dai quali mi lascio coccolare nei rari momenti di pausa. Mi aggrappo ai ricordi, mi spaventa la distanza, quel tempo che dovrebbe lenire ma che non voglio cancelli o allontani. Mi cullo nei ricordi e qualche volta non piango, perchè li ritrovo lì, presenti e vivi, nei gesti di ora, nella felicità negli occhi delle mie figlie quando mi scorgono all'uscita da scuola, nelle chiacchierate sulla via del ritorno, nei saltelli gioiosi, incontenibili, con l'ombrellino in mano, negli occhi che ridono, nella mano nella mano. E mi rendo conto che la vita non puoi comunque limitarti a leggerla; la devi scrivere, allo stesso tempo, e come in ogni buona storia, dalla lettura la scrittura nasce arricchita, più intensa, più bella.

Leggo i miei ricordi, vivo il mio presente, scrivo quelli che saranno i ricordi delle mie figlie, le letture su cui innesteranno le loro storie.























venerdì 3 ottobre 2014

L'Amore non muore mai

Ho impastato terra, in questi giorni, la terra della tomba di mio padre, su cui ho piantato l'erica di montagna... "che nel gusto ci guadagna" - avrebbe detto lui. Ho impastato cene per i miei cari, le polpette con la menta del suo giardino che mio padre amava tanto... gli sarebbero piaciute, molto. Ho impastato lacrime e ricordi, ma ho cercato di condirle sempre con il sorriso, perchè "è inutile piangere, Anna Maria"... anche se a volte fa tanto bene, babbo mio. Non sono più lacrime di struggimento, però. Chissà se un giorno smetteranno di scendere lasciando solo il sorriso sui tanti, bei ricordi. E' che mi aspettavo che fosse qualcosa di solenne, il saluto, non un vederti semplicemente salire in ascensore, e poi non vederti più. 
Ma la tua voce la sento, quasi in ogni momento, un controcanto alla mia, ed è tenera e affettuosa, come quando mi mettevi la mano sulla spalla e mi dicevi: "Beh, è ora di andare, Anna Maria, si sta facendo buio". 
Cerco di fare le cose come le avresti fatte tu, mi trovo a pensare come pensavi tu, a far tesoro di ogni discorso fatto. Anche se poi il nostro rapporto non aveva bisogno di parole, anzi, ti rintronavo con i miei discorsi. Ora rintrono i miei ragazzi, incuriositi, chissà, da questa prof. un po' matta innamorata di tutto.
Oggi era la festa dei nonni ed è stata un po' più dura, quando sono arrivata e non c'eri tu, sulle scale, ad accogliere le "polpacchiotte", pronto a sfinirti di giochi. Però è arrivata subito una farfalla, a consolarmi. Come quell'uccellino dal canto insistente al cimitero... Osservo e amo la natura come mi hai insegnato a contemplarla e ad amarla tu: "Guarda che tavolozza meravigliosa di colori, Anna Maria"; e la guardo ogni giorno, guidando tra i gialli delle risaie e dei campi di granturco,  tornando a casa quando la nebbia ha ceduto il posto al sole e all'azzurro.
Mi impegno e tu continui ad insegnarmi, anche ora; ho smesso di delegare tante cose e sto imparando, piano piano. 

Si diventa improvvisamente adulti, perchè "è nell'ordine delle cose" -dicono- e anche se non c'è più chi c'era da sempre, dal tuo sempre, nessuno vede la bimba smarrita che ti porti dentro. E tuttavia si diventa improvvisamente adulti anche perchè ci si sente d'un tratto più forti, di una forza nuova che non è più soltanto la tua. E nasce una nuova fratellanza con chi ti offre il suo affetto e il suo dolore tanto simile al tuo e che solo ora comprendi, mentre lo rivivete insieme.

E poi c'è chi, stasera, mentre scrivevo queste parole, ha pasticciato con le prime lettere e ha scritto, chissà come, il tuo soprannome, quello che ti avevo dato io. 



E chi non è voluta andare a dormire finché non ha finito di scrivere, disegnare e colorare questo biglietto per te - "Mamma, poi lo leghiamo ad un palloncino e lo facciamo volare in cielo": 



Siete voi che giocate a nascondino. Ha detto così Letizia, ha usato il presente. 
E io ho capito. L'Amore non muore, mai.





domenica 28 settembre 2014

Andare avanti

...facendosi accarezzare dalla vita, lasciando che l'Amore lenisca il cuore...

C'è un sottofondo di dolore, di dolorosa consapevolezza, sin da quando apro gli occhi al mattino. La speranza che si sia trattato di un incubo, di un maledetto equivoco, affiora al risveglio e persino nei sogni. 
Poi, davanti all'assenza, la mente fugge, rincorre i dettagli della quotidianità, si distoglie, rimuove ciò che è troppo grande, troppo inaccettabile. Mi manca tutto: vado ad annusare la sua poltrona a casa, guardo la sedia vuota, vorrei chiedere consiglio e non so più a chi. 
Per la prima volta -davvero- affiorano domande di cui cerco affannosamente la risposta. E cerco lui, in ogni dettaglio, in ogni farfalla di cui incrocio il volo.
Per giorni ho avuto un muro di gomma davanti al cuore, non c'era posto più per altro.

Poi, pian piano, la vita richiama all'ordine: il lavoro e l'amore che rinasce ad ogni lezione, davanti ad ogni classe; il sorriso evocato dalla bellezza di una poesia... il dolore rende più sensibili alla bellezza. Le preoccupazioni della burocrazia che tormentano e un po' salvano ogni giorno. La consapevolezza del suo Amore, di quello che non ci siamo mai detti ma che so che si aspettava da me, l'urgenza di esserci, di essere presente per tutti coloro che amo, nessuno escluso. I primi compiti a casa delle mie figlie, accompagnare Letizia a scuola mano della mano, come mio padre faceva con me, passarle i colori mentre sul divano, la sera, "mamma, mi sono ricordata che la maestra mi ha detto di finire quello che non sono riuscita a fare in classe"; le domande di Diletta e le sue coccole quando mi vede triste, i primi giorni di scuola materna e i racconti dettagliati delle sue mattine; il sorriso di mio marito discreto e onnipresente, le sue lacrime con le mie, il suo nuovo maldestro taglio di capelli che lo ha reso così simile a mio padre. 

Andare avanti, tra rigurgiti di dolore e slanci di speranza e di Amore.





***
Grazie a tutti voi per le parole di conforto, gli abbracci e la vicinanza.



sabato 20 settembre 2014

Ciao Pio

Sei volato via in un luminoso giorno di sole, circondato dalla bellezza, tra le nostre montagne, quelle che mi avevi regalato quando ero piccina, ricordi? Quelle che hai regalato alle tue nipotine - insieme ai capelli ("tutti a voi li ho lasciati!") - quando siamo stati lì insieme, a far volare gli aquiloni. Sei andato  via come avevi sempre detto di desiderare, facendo quello che ti piaceva di più: camminare. Hai salutato tutti prima di andar via, pur senza che nessuno di noi potesse immaginare che era l'ultima volta che sentivamo la tua voce. 

Non so dire quanto mi manchi, quanto è bruciante la tua assenza. 

Ma oggi voglio parlare di cose belle, della tua, della nostra vita felice. 

Voglio dirti grazie di essere stato il mio principe Artù, il cardinale Richelieu e D'artagnan per Laura e il lupaccio per le mie bambine: a ognuno il suo gioco, e come sapevi giocare tu non sa giocare nessuno; voglio dirti grazie per tutte le volte in cui mi accompagnavi ai giardini, voglio dirti grazie per le nostre camminate in montagna per avermi insegnato a conoscerla, amarla e rispettarla, voglio dirti grazie per le fiabe sonore, e per le mille che inventavi per me, voglio dirti grazie per le nostre litigate che dopo mezz'ora erano già dimenticate, grazie per le passeggiate e le chiacchierate sulla via di scuola, al mattino, anche se non mi aspettavi quando facevo tardi e poi raggiungerti, col tuo passo veloce, era un'impresa. 
Grazie per i tuoi sorrisi e per i tuoi gesti teneri, mai scontati. 
Grazie per il caffè che mi offrivi ogni volta che venivo a casa, per il cancello che mi tenevi aperto, per le retromarce che facevi al mio posto. Grazie per zuppette sul balcone, in montagna, per i tuffi nei cavalloni al mare. Grazie per le tue battute prevedibili, per le tue massime proverbiali, per le tue fettine di anguria sottilissime, per il profumo delle bucce d'arancia bruciate. Grazie per i dolcetti di marzapane e per le arachidi che ti piacevano divise a metà e a me, invece, intere. Grazie per le smorfie e per le risate davanti ai film di Totò. Grazie per tutte le volte che sei andato a prendere Letizia e Diletta a scuola, per tutte le volte che le hai portate al parco, per tutti i giochi, grazie per come ti divertivi a giocare. Grazie per come sapevi ascoltare, anche i miei progetti strampalati di orti futuri.

Grazie perchè non hai mai smesso di educarmi e di insegnarmi, anche se spesso ero una testa dura. Grazie perchè lo hai fatto soprattutto con l'esempio, in ogni cosa seguendo il vero e il giusto, sempre con misura, accontentandoti di poco per essere felice.
Grazie per il tuo senso del dovere che ora è il mio. 
Grazie per avermi dato la vita e averla resa piena e felice. 
Grazie per tutto quello che ci hai insegnato e che trasformerà questa assenza insopportabile di nuovo in presenza, perchè sarai in ogni gesto, in ogni racconto, in ogni memoria, in ogni sorriso.
Ciao Pio, grazie babbo mio.


lunedì 8 settembre 2014

Settembre










33° raduno internazionale dello spazzacamino






E' stata un'estate strana, malmostosa e piovosa, un'estate di nebbie e malanni fuori stagione, un'estate a lungo attesa e mai del tutto arrivata... eppure è settembre, è qui ed è bello. Bello perché a maggior ragione ogni giorno di sole sembra un dono, bello perché anche i giorni in cui il cielo è grigio sembrano avere più senso, ora che è la terra a colorarsi, ora che le giornate sono impercettibilmente più brevi, ora che si guarda avanti e il cuore, riposato, si apre a nuovi orizzonti, a nuovi inizi, a nuovi ritmi, più cadenzati, non ancora incalzanti.

E' settembre di raccolta. Si raccolgono e si sgranocchiano i semi dei girasoli ormai secchi nel giardino della nonna, si raccolgono i profumi dell'estate: origano, salvia, rosmarino, menta; si raccolgono le ultime foglie di basilico per la nostra tanto amata "pasta verde"; si raccolgono ancora piccoli frutti dal balcone; si raccolgono i fili dei gomitoli che riprendono a scorrere tra le mani - mi sento tornata alla vita, mi riconosco di nuovo nella rinnovata voglia di fare; si raccolgono gli ultimi scorci di estate e di montagna; si raccolgono giocattoli dal pavimento, ancora e ancora, cercando nuovi ordini e nuovi equilibri di spazio; si raccolgono matite e quaderni per la nuova avventura della primaria per Letizia e della scuola dell'infanzia per Diletta; si raccoglie bellezza, sempre e ovunque... 

Si raccolgono forze e pensieri, come fanno le rondini, prima di spiccare il volo incontro al sole.

lunedì 1 settembre 2014

Ricominciare

Oggi mi sono svegliata presto, senza fatica, nonostante fossi rimasta immersa nella lettura dell'ennesimo romanzo di Camilleri fino alle 2,30; ho fatto le cose lentamente e con gusto, nel silenzio della casa addormentata, ho sorseggiato il mio cappuccino accompagnato da due biscotti alle mandorle comprati in Salento, ho indossato un abitino nuovo, sandali bianchi, l'anello con una rosa azzurra acquistato a Gallipoli, la borsa turchese... E sono uscita, pronta per il primo Collegio docenti, pronta per un nuovo anno scolastico, e felice. Felice perché insegnerò di nuovo le mie materie, che mi sono mancate come l'aria, felice in una nuova scuola, tutta da conoscere, felice di ricominciare.

Ricominciare è la parola d'ordine di questi giorni: riabituarsi a vivere "dentro" dopo aver trascorso l'estate all'aria aperta; fare ordine: nei ricordi, negli spazi, nei progetti; non lasciarsi sfuggire occasioni di pausa -perché può essere vacanza ancora, ogni giorno in ogni gesto compiuto con lentezza ed amore-  un weekend tra le montagne 






o in compagnia di un buon libro che profuma di estate, di mare e di caffè (sto "divorando", dicevo, tutte le avventure di Montalbano) o sul balcone, che regala gli ultimi frutti e già accoglie nuove promesse. Come questo nuovo anno. 








Buon inizio a tutti!

giovedì 21 agosto 2014

Di terra, di mare






Di terra e di mare, le nostre vacanze. 
La terra rossa della Puglia, quella terra che mi fa sentire a casa ogni volta che la rivedo, brulla o costellata di ulivi, fichi d'India e oleandri;












 la terra della campagna che ci ha accolto e ospitato e nutrito, in una bella masseria con orto e frutteto intorno, un sogno diventato realtà per qualche giorno: cogliere i frutti dagli alberi, cenare con i pomodori ancora caldi di sole, fagiolini lunghi, melanzane, zucchine, cogliere i meloni profumati, passeggiare tra le viti e i girasoli, al ritorno dalla spiaggia, per preparare la cena; 












































vivere senza orari, cenare alle 22, vegliare ancora e ancora cullati dal canto dei grilli, dal verso della civetta, salutare i gechi, osservare il gatto che dà la caccia ai topi, affrontare ogni notte la guerra impari contro le zanzare, chiacchierare fino a tardi, fare progetti e sognare ad occhi aperti, 



collezionare semi di fiori nella speranza di portarsi a casa un po' di Salento, un po' di ora, di questi giorni di cui adesso, alla fine, restano solo dolcezza e bei ricordi, pienezza di profumi, di sapori, di esperienze, di famiglia... La famiglia allargata che a casa ci manca, figli di emigranti, la famiglia allargata che qui si ritrova, con cui si festeggia a lungo, tra ricordi di chi non c'è più, le fiabe della nonna e le lezioni di dialetto.





Terra di tramontana e scirocco, di maestrale e ponente, dei panni lavati a mano tutte insieme, fuori, sotto la tettoia e il sole caldo, dei panni asciutti in qualche ora, dei vestitini nuovi comprati al mercato, della pelle abbronzata, dei fichi e dei pomodori che portiamo a casa in trecce. La terra dei nostri genitori e nonni, delle nostre estati bambine.




















E il mare. 







Mare che accoglie ricordi e speranze, pensieri e sogni, mare che culla con il suo ritmo incessante, mare di bagni in quattro e di giornate sulla riva, a costruire castelli e fiabe, a respirare a fondo vento e salsedine, a respirare tramonti...














Quest'anno siamo approdati qui acciaccati e tesi, ci è voluto un po' più tempo del solito ad ambientarci tra tosse e febbricole... ma, alla fine, terra e mare hanno lenito corpo e anima, i giorni sono scivolati via, come sabbia tra le dita, e adesso facciamo i conti con la malinconia del ritorno, facciamo tesoro della spensieratezza conquistata e dello sguardo reso nuovo dalla bellezza.




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